Estorsioni e droga dei Casalesi, processo con abbreviato per 15

Vecchie volpi del clan e figli d'arte davanti al giudice. In due patteggiano la pena

Il processo al clan

Due patteggiamenti e 15 richieste di abbreviato. Sono quelle incardinate oggi dinanzi al gup Gallo del tribunale di Napoli nel processo a carico di vecchie volpi e nuovi rampolli del clan dei Casalesi, fazione Schiavone, accusati a vario titolo di estorsione e spaccio di droga. 

Il gup ha respinto l'istanza di abbreviato condizionato per alcuni imputati che ne avevano fatto richiesta. Si procederà con l'abbreviato normale per tutti nell'udienza fissata a metà settembre a carico di Salvatore Fioravante, 46 anni, ritenuto referente del clan a Trentola Ducenta e San Marcellino; Giacomo Capoluongo, 62 anni, ritenuto cassiere del clan; Giuseppe Cantone, 30 anni, figlio di Raffaele; Oreste Diana, 28 anni, figlio di Giuseppe; Nicola Fiorillo, 48 anni; Arcangelo D’Alessio, 39 anni; Manuel Verde, 27 anni; Pasquale Foria, 44 anni; Salvatore Della Volpe, 25 anni; Nicola Fruguglietti, 44 anni; Fidai Neziri, 39 anni; Altin Neziri, 42 anni; Vincenzo Di Costanzo, 30 anni; Luca Martino, 44 anni; Antonio Cattolico, 68 anni. Patteggiamento, invece, per Mariano Folliero, 58 anni e Tregim Erceku, 44 anni. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Fabio Della Corte, Emilio Martino, Davide De Marco, Vittorio Caterino. Uno degli imprenditori taglieggiati si è costituito parte civile al processo assistito dall'avvocato Mario Griffo. 

Secondo quanto emerso dalle indagini, che si sono avvalse delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia tra cui Nicola Schiavone, il gruppo avrebbe taglieggiato imprenditori edili, commercianti e artigiani di Aversa, Trentola Ducenta e Lusciano, con richieste che arrivavano fino a 60.000 euro o che talvolta consistevano anche in prestazioni d’opera (come ad esempio ristrutturazioni di abitazioni). 

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Per quanto riguarda lo spaccio, invece, le piazze, controllate da Fioravante, erano materialmente gestite da Diana e Cantone, con la stretta collaborazione di Della Volpe. Fioravante aveva contatti su Secondigliano da dove faceva arrivare la cocaina attraverso due corrieri, anch’essi destinatari dell’odierna misura. Un altro canale di rifornimento è stato individuato in un gruppo di albanesi, i quali hanno fornito alla fazione Schiavone operante nell’agro aversano armi e droga importate dall’Albania attraverso alcuni porti della Puglia. Il gruppo, perfettamente organizzato con ruoli e compiti specifici, oltre a fornire marijuana al clan, con la complicità di un italiano, gestiva anche proprie piazze di spaccio nella provincia di Caserta (Mondragone e Castel Volturno), sulle quali l’attività d’indagine ha fatto luce. 

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