CAMORRA Estorsione anche ad un medico: "Siamo in difficoltà"

La Cassazione conferma la condanna per Antonio Esposito dei Muzzoni. Annullata la pena per Imparolato

L'estorsione commessa ai danni di un medico

Estorsione ai danni di un medico di base di Sessa Aurunca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Alessandro Imparolato, 48 anni, e parzialmente quello di Antonio Esposito, 58 anni, limitatamente all'aggravante del delitto commesso con più persone, rinviando gli atti alla Corte d'Appello di Napoli per la rideterminazione delle pene.

Così ha disposto la seconda sezione penale del Palazzaccio, presieduta dal giudice Antonio Prestipino. I fatti di cui al processo risalgono al lontano 1993 quando il professionista venne accompagnato da Imparolato al cospetto di Gaetano Di Lorenzo, ras dei Muzzoni, per una "visita domiciliare". Appuntamento fissato da Esposito.

Una volta che il medico di base ri recò dal boss ricevette la richiesta di un "prestito" da 15 milioni delle vecchie lire. Somma richiesta in quanto "siamo in difficoltà". Esposito ricevette i soldi e li versò sul conto di una società rientrante tra le attività dei Muzzoni. Successivamente la somma venne restituita a mezzo di assegni che il professionista non incassò, sospettando la natura illecita, fino alla richiesta di restituzione dei titoli. Nessun dubbio sulla matrice mafiosa dell'estorsione.

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I giudici confermano il "metodo mafioso nelle modalità della richiesta estorsiva, effettuata da un sedicente paziente ad un medico di base sino ad allora sconosciuto, previo accompagnamento di questo presso l'abitazione del primo ad opera di persone anch'esse sconosciute al medico, con irremovibile insistenza nelle richieste nonostante i tentativi del (medico nda) di ridurre l'importo preteso, in considerazione delle sue difficoltà economiche".

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