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Giacomo Capoluongo

Giacomo Capoluongo

Estorsioni e spaccio dei Casalesi, processo alle battute finali

I difensori provano a smontare le tesi della Dda. In 12 rischiano la condanna

Proseguono le discussioni dinanzi al gup Gallo del tribunale di Napoli nel processo a carico di 12 persone accusate a vario titolo di estorsione e spaccio di droga, aggravati dalla finalità mafiosa, in particolare dall'aver favorito la fazione Schiavone del clan dei Casalesi. 

Nel corso dell'ultima udienza hanno preso la parola gli avvocati Fabio Della Corte, per Fidai ed Altin Neziri; Mirella Baldascino per Pasquale Foria e Generoso Grasso per Nicola Fruguglietti. Nel corso dell'arringa i difensori hanno provato a smontare le tesi della Dda che ha invocato pesantissime richieste di condanna per tutti gli imputati. Il processo riprenderà a metà dicembre quando è prevista anche la sentenza. 

Nel corso della sua requisitoria il pm aveva chiesto 7 anni per Giuseppe Cantone, 31 anni di Trentola Ducenta, figlio di Raffaele alias 'o Malapelle; 8 anni per Giacomo Capoluongo, 63 anni di San Cipriano d'Aversa, ritenuto il cassiere del clan; 3 anni per Vincenzo Di Costanzo, 31 anni di Aversa; 5 anni e 4 mesi per Tregim Ergeku, albanese di 45 anni; 10 anni e 6 mesi per Salvatore Fioravante, 47 anni ritenuto referente del clan dei Casalesi a Trentola Ducenta e San Marcellino; 4 anni e 2 mesi per Mariano Folliero, 59 anni di Giugliano in Campania; 4 anni per Pasquale Foria, 45enne di San Marcellino; 4 anni e 10 mesi per Nicola Fruguglietti, 45 anni di Giugliano in Campania; 4 anni e 4 mesi per Luca Martino, 45 anni di San Marcellino; 8 anni per Altin Neziri, 43 anni albanese; 8 anni e 6 mesi per Fidai Neziri, alias Toni, albanese di 40 anni residente a Castel Volturno; 5 anni per Emanuele Verde, 28 anni di Trentola Ducenta.Nel collegio difensivo sono, inoltre, impegnati gli avvocati Nello Sgambato, Emilio Martino, Davide De Marco, Vittorio Caterino e Roberto Barbato. Uno degli imprenditori taglieggiati si è costituito parte civile al processo assistito dall'avvocato Mario Griffo. 

Secondo quanto emerso dalle indagini, che si sono avvalse delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia tra cui Nicola Schiavone, il gruppo avrebbe taglieggiato imprenditori edili, commercianti e artigiani di Aversa, Trentola Ducenta e Lusciano, con richieste che arrivavano fino a 60.000 euro o che talvolta consistevano anche in prestazioni d’opera (come ad esempio ristrutturazioni di abitazioni). 

Per quanto riguarda lo spaccio, invece,  Fioravante aveva contatti su Secondigliano da dove faceva arrivare la cocaina attraverso due corrieri. Un altro canale di rifornimento è stato individuato in un gruppo di albanesi, i quali hanno fornito alla fazione Schiavone operante nell’agro aversano armi e droga importate dall’Albania attraverso alcuni porti della Puglia. Il gruppo, perfettamente organizzato con ruoli e compiti specifici, oltre a fornire marijuana al clan, con la complicità di un italiano, gestiva anche proprie piazze di spaccio nella provincia di Caserta (Mondragone e Castel Volturno), sulle quali l’attività d’indagine ha fatto luce. 
 

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