Estorsione, Giovanni ‘l'elettricista’ è libero: il Riesame rigetta l'appello del pm

Il ruolo del 34enne nella vicenda delittuosa è sempre stato molto marginale

Gli arresti dei carabinieri il 16 luglio 2020

Confermata la libertà di Giovanni Arillo, l'elettricista 34enne di Castel Volturno accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di E. R. imprenditore nautico di Castel Volturno, perpetrata con Francesco Barbato, Francesco Sagliano, Antonio Cacciapuoti, Pasquale Musciarella.

Il Tribunale del Riesame di Napoli in composizione collegiale, presieduto dal giudice Michele Mazzeo e con giudici a latere Elena Valente e Paola Coronella, ha rigettato l'appello proposto dal pm del Tribunale di Napoli avverso l'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Napoli De Micco il 24 luglio 2020, con la quale veniva rigettata la richiesta di applicazione della misura cautelare custodiale nei confronti di Giovanni Arillo in relazione ad un episodio di tentata estorsione realizzata con più condotte delittuose tra la fine del mese di giugno ed il 13 luglio 2020 ai danni di E. R., titolare di un cantiere navale sito a Castel Volturno, avvalendosi dell'uso di un'arma e di metologia mafiosa attraverso l'evocazione dell'appartenenza al clan dei Casalesi fazione Bidognetti.

Il gruppo criminale aveva cercato di estorcere denaro all'imprenditore nautico in più occasioni. In una circostanza venne percosso e minacciato con una pistola per via degli innumerevoli rifiuti alle richieste estorsive. Il 'no' reiterato dell'imprenditore coraggio si accompagnò ad una spedizione punitiva della banda criminale conclusasi con un violento pestaggio della vittima. Ebbe il coraggio di denunciare ai carabinieri della stazione di Pinetamare di esser stato vittima di varie pretese estorsive culminate in un'aggressione fisica e che l'apripista era stato proprio l'elettricista Arillo. L'imprenditore castellano venne preventivamente avvicinato da Giovanni Arillo, difeso dall'avvocato Ferdinando Letizia, che in occasione del montaggio del sistema di videosorveglianza presso il locale nautico lo intimorì palesandogli l'esistenza di più attività illecite condotte da soggetti guidati dal suo amico Francesco Barbato che ponevano in essere condotte estorsive in danno a diversi imprenditori balneari e nautici del litorale Domizio.

Esplicitato che il gruppo criminale era intenzionato a riscuotere rateizzi, si presentarono anche presso l'attività di E. R. con il cruento epilogo del pestaggio. La banda venne tratta in arresto il 16 luglio scorso, ma il ruolo nella vicenda delittuosa di Giovanni Arillo è sempre stato molto flebile. Una marginalità che portò già il gip partenopeo al rigetto della richiesta di misura cautelare personale avanzata dal pm nei suoi confronti per assenza di un quadro indiziato grave ed ora al rigetto da parte del Tribunale del Riesame dell'appello proposto nuovamente dal pm, concordando così col gip operante all'epoca.

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