Cronaca

Estorsione del clan da 60mila euro, il pentito: "Armati sui cantieri per bloccare i lavori"

Orabona racconta i particolari delle intimidazioni ad un imprenditore che stava realizzando degli appartamenti: "Non mi interessava di Zagaria, doveva pagare anche noi"

Il collaboratore di giustizia Orabona ha svelato le estorsioni nei cantieri

Un vero e proprio blitz armato su un cantiere a Trentola Ducenta per fermare i lavori ed incassare la tangente da 60mila euro. E' ricco di particolari il racconto di Salvatore Orabona, il collaboratore di giustizia, che ha svelato il modus operandi del suo gruppo che aveva assunto il dominio sulla zona di Trentola Ducenta.

Orabona, al vertice della struttura camorristica trentolese ed oggi collaboratore di giustizia, ha raccotato agli inquirenti i dettagli delle azioni intimidatorie ai danni di imprenditori. E tutto è finito nelle pagine dell'ordinanza di custodia cautelare ai danni di 17 persone (49 gli indagati complessivi) redatta dal gip Carola che ha validato il compendio accusatorio della Dda. 

In particolare Orabona ha riferito del raid armato con 4 emissari del suo gruppo "armati di una pistola calibro 45" e di un "fucile a canne mozze". "Presso entrambi i cantieri (dello stesso imprenditore nda) veniva intimato ai presenti di interrompere i lavori e mettersi a posto con i Casalesi a Trentola".

Dopo qualche ora l'imprenditore si presentò al cospetto del capo, Salvatore Orabona. "Inizialmente asseriva di non voler pagare avendo già corrisposto una somma a titolo di estorsione a Luigi Cassandra (non indagato in questo procedimento nda) ritenendo così di aver tacitato il gruppo Zagaria. Gli risposi che tale circostanza non mi interessava e che avrebbe dovuto pagare anche il nostro gruppo, altrimenti ne avrebbe subito le dirette conseguenze anche sul piano dell'incolumità personale". La tangente era di 60mila euro, parametrata "al numero di appartamenti in costruzione", riferisce Orabona. 

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