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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca Marcianise

Droga, estorsioni e usura per i Belforte: in 2 fanno scena muta davanti al giudice

Di Gaetano e Barbieri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

Ennesima scena muta dinanzi al giudice. Prosegue in questo modo la seconda trance di interrogatori di garanzia per altre 2 persone coinvolte nell'inchiesta della Dda di Napoli sulla droga dei Belforte, estorsioni, usura ma anche le minacce al pentito Claudio Buttone che ha portato a 28 misure cautelari (16 in carcere, 7 agli arresti domiciliari e 5 all’obbligo di presentazione alla p.g.) eseguite dalla Compagnia Carabinieri di Marcianise. Dinanzi al gip Marco Discepolo del Tribunale di Napoli si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Giuseppe Di Gaetano e Michele Cristian Barbieri assistiti rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Foglia e Alessandra Silvestri. Un fronte comune quello del silenzio a cui hanno dato il via anche altri 5 indagati ovvero Antimo Zarrillo, Salvatore Raucci, Giovanni Moretta, Pasquale Merola ed Emanuela Russo assistiti dai loro legali gli avvocati Andrea Piccolo, Gabriele Amodio, Salvatore De Blasio, Nicola Musone, Vincenzo Strazzullo.

Gli indagati sono gravemente indiziati dei reati di associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, nonché di numerosi episodi di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti aggravati dal metodo mafioso, facente capo al clan denominato “Belforte” o anche detto “Mazzacane”.

Alcune delle persone colpite dal provvedimento cautelare avrebbero commesso, inoltre, estorsioni, usura, ricettazione, riciclaggio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e induzione di falso in atto pubblico. In particolare avrebbero cercato di combinare un falso matrimonio tra un cittadino italiano ed una cittadina straniera previo compenso, con lo scopo di far ottenere il permesso di soggiorno e successivamente la cittadinanza italiana.

Infine, c'è l'accusa di oltraggio alla giustizia, perché Giovanni Buonanno avrebbe minacciato reiteratamente Claudio Buttone, collaboratore di giustizia, utilizzando nei confronti della persona offesa l’influenza criminale e la conseguente condizione di assoggettamento omertoso derivante dal “clan Belforte”. Tale condotta veniva posta in essere al fine di indurre lo stesso Buttone a rendere false dichiarazioni nell’ambito del dibattimento che si stava svolgendo dinanzi alla Corte di Assise di Appello di Napoli in relazione all’omicidio di Andrea Biancur, nel quale Giovanni Buonanno era imputato.L'attività d’indagine iniziata nell'agosto 2017  fino a gennaio 2021 è stata eseguita dai Carabinieri della Stazione di Marcianise sotto il coordinamento  del sostituto procuratore Vincenzo Ranieri della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Si è così accertatal’esistenza di un sodalizio criminale, composto dagli indagati che ha concretizzato una florida attività di spaccio di sostanze stupefacenti, gestito dal clan Belforte o Mazzacane.

Le attività dell’associazione dedita all’attività di spaccio di sostanze stupefacente, prevalentemente di tipo “cocaina”, erano consumate principalmente in Marcianise, per poi estendersi nei comuni limitrofi, fino a far gravitare i propri interessi criminali anche a Milano, trafficando ingenti quantità di cocaina. Nel corso delle indagini, espletate mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché servizi di osservazione controllo e pedinamento e attività di riscontro, è stato possibile ricostruire l’organigramma del sodalizio, la sua struttura – evidenziando una precisa distribuzione di ruoli e compiti tra i partecipi – nonché di individuare diversi “acquirenti stabili” di stupefacente, riuscendo a identificare complessivamente 71 indagati.

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