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Cronaca San Felice a Cancello

Spaccio di droga, sconto in Appello per il 'capo' Morgillo ed il nipote

La terza sezione napoletana ha inflitto 10 anni e 10 mesi al ras, Romano incassa 5 anni

Sconto in appello per Gennaro Morgillo, 33 anni di San Felice a Cancello, e suo nipote Mario Romano, 23 anni. Lo ha deciso la terza sezione della Corte d'Appello di Napoli che ha accolto il ricorso presentato dal legale dei due, l'avvocato Vittorio Fucci, rideterminando la pena inflitta in primo grado per spaccio di droga. 

Morgillo è stato condannato a 10 anni e 10 mesi (13 anni e 8 mesi in primo grado) mentre Romano ha incassato 5 anni e 4 mesi (6 anni e mezzo in primo grado). Per Romano già in primo grado i giudici avevano escluso l'aggravante di essere tra i promotori della banda dedita allo spaccio di droga. 

I due erano stati coinvolti nella maxi inchiesta sullo spaccio di droga a cavallo tra le province di Caserta e Benevento, con Morgillo ritenuto a capo della cricca degli spacciatori. L'indagine è partita dall'incendio dell'auto di un pregiudicato a San Clemente di Caserta avvenuto nel 2016. La dinamica di quell'attentato incendiario non è stata chiarita dalle indagini (l'episodio non è contestato agli indagati) ma da lì sono partite le intercettazioni telefoniche sul gruppo guidato da Morgillo. Gli inquirenti hanno scoperto che la droga veniva acquistata dal napoletano, da Varcaturo e Giugliano precisamente. Poi dalla piazza di spaccio di Cancello Scalo veniva venduta al dettaglio ma anche 'inviata' in altre città della provincia e nel beneventano. Spesso i pusher consegnavano lo stupefacente - marijuana, hashish, cocaina ma anche crack ed eroina - anche a domicilio. Almeno 100 le cessioni verificate dai carabinieri. 

Nel corso delle intercettazioni gli indagati utilizzavano nomi in codice per identificarsi. Quello di Morgillo era, appunto, "il capo", in una dinamica che ricalca quasi un modello sudamericano. Dale indagini è emerso anche come Morgillo avesse installato telecamere di sorveglianza all'esterno della sua abitazione. Anche per la droga si utilizzava un linguaggio criptico facendo riferimento a prodotti culinari o capi d'abbigliamento. Ad esempio, gli indagati quando parlavano di crack facevano riferimento al 'cucinato'.

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