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17 ARRESTI Dai baby boss alle ‘vecchie volpi’, ecco come si era riorganizzato il clan

I ruoli chiave del gruppo criminale dedito a spaccio ed estorsioni sgominato dai carabinieri

I rampolli dei boss, il cassiere del clan, elementi del clan diventati apicali dopo gli arresti chiave degli scorsi anni. C’erano nomi eccellenti nel gruppo criminale sgominato dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Caserta, un blitz che ha portato all’arresto di 17 persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e altro.

L’indagine avviata nell’ottobre 2016 ha portato al carcere per Giacomo Capoluongo, cassiere del clan dei Casalesi (fazione Schiavone), l’uomo che per i boss raccoglieva in tutto l’agro aversano le entrate ricavate dalle estorsioni, dai traffici di droga e di armi e assumendo un ruolo di prim’ordine, divenendo saldo punto di riferimento per gli altri appartenenti e affiliati alla fazione Schiavone. 

L'indagine e i 17 arresti 

Con lui nell’operazione del Nucleo investigativo sono finiti in manette i rampolli Oreste Diana e Giuseppe Cantone, figli rispettivamente di Giuseppe e Raffaele. Secondo la DDA Diana “ha continuato le attività criminali del clan, rimanendo sempre fedele, come suo padre, alla famiglia Schiavone”. In particolare il 28enne è stato indicato come “persona di fiducia di Ivanhoe Schiavone”, figlio del boss Francesco Schiavone. Per conto del clan Diana si è occupato direttamente della conduzione delle piazze di spaccio di stupefacenti nonché della gestione di un punto scommesse sportive, intestato a prestanomi, con sede a Trentola Ducenta. Un ruolo importante lo aveva anche Giuseppe Cantone. Il figlio del ras Raffaele proprio assieme a Oreste Diana era attivo sia nelle estorsioni, con richieste fino a 60mila euro agli imprenditori edili e ai commercianti dell’agro aversano, sia nella gestione delle piazze di spaccio.

Nell’ordinanza è finito poi un ‘nome noto’ della camorra casalese, Salvatore Fioravante. “Porcellino” è attualmente detenuto presso la casa circondariale di Terni ma dall’inchiesta emerge il suo ruolo apicale nell’organizzazione, in particolare nella gestione del settore dello spaccio e del rifornimento di armi.

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