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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Cronaca San Cipriano d'Aversa

Un nuovo pentito nel processo per la droga del figlio del boss dei Casalesi

Vasapollo ha iniziato a collaborare con la giustizia e revoca l’avvocato in Appello

Colpo di scena al processo in Appello per spaccio di droga delle "nuove leve" del clan dei Casalesi. Nel corso dell'ultima udienza ha annunciato l'inizio della sua collaborazione con la giustizia Mariano Alberto Vasapollo, di Caivano, ritenuto affiliato al clan Ciccarelli.

Vasapollo, collegato già in località segreta, ha revocato il proprio legale nominandone un altro - l'avvocato Sergio Mazzone - e confermando la propria volontà di collaborare con la giustizia. Il processo è quello relativo alla gang dello spaccio capeggiata da Francesco Caterino, figlio del boss dei Casalesi Giuseppe detto 'Peppinotto', molto vicino al capoclan Francesco Sandokan. Insieme a lui sono imputati, tra gli altri, un altro Francesco Caterino, Biagio Borgia di Villa Literno; Silvio Petrillo, Armando Petrillo, Paride Diana oltre allo stesso Vasapollo.

La collaborazione di Vasapollo, conosciuto negli ambienti criminali come 'o Romano, non dovrebbe incidere sul procedimento in corso in Appello, per il quale già c'è stata la requisitoria della Procura Generale. Nel corso dell'udienza sono proseguite le arringhe dei difensori dopo che la procura generale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per tutti ad eccezione di un paio di imputati che hanno 'concordato' la pena in Appello, tra cui Silvio Petrillo. Si torna in aula a fine novembre. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Mirella Baldascino, Pasquale Diana, Ferdinando Letizia, Angelo Raucci, Francesco Petrillo, Massimo Garofalo e Domenico Della Gatta.

L'indagine di cui al processo aveva portato all'emissione di 18 misure cautelari nell'estate di due anni fa. Durante l’attività investigativa, avviata nel 2015, si è proceduto al sequestro di armi da guerra, varie dosi di stupefacente (cocaina, hashish e marijuana) e somme di denaro provento delle cessioni. Per gli inquirenti, Francesco Caterino, in tempi in cui quasi tutti gli elementi apicali del clan erano in cella, era entrato nel redditizio business dello spaccio, un coinvolgimento diretto nel settore ritenuto piuttosto inusuale per un clan che fino a qualche anno prima si occupava soprattutto di appalti pubblici. Cocaina, hashish e marijuana venivano acquistate nel napoletano e rivendute tra Casal di Principe, San Cipriano, Casapesenna, Villa Literno oltre che in altre piazze di spaccio della provincia di Caserta.

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