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Cronaca

Droga dalla Colombia, narcos casertano condannato con attore di "Gomorra"

Belvedere ha incassato 4 anni: assolto per il tentativo di importazione di un carico da 100 kg di cocaina

La droga dalla Colombia e dal Marocco transitava per Spagna, Olanda, Inghilterra, Germania prima di arrivare in Italia. Per questo è stato condannato a 4 anni di reclusione Luigi Belvedere, casertano trasferito da tempo in Colombia, insieme ad altre 14 persone. Tra i condannati anche Armando Manzi, comparsa in una puntata della seconda stagione di "Gomorra", ed il cognato del boss Vincenzo Di Lauro.

La sentenza è stata pronunciata dal gup Fabio Provvisier del tribunale di Napoli. Belvedere, difeso dall'avvocato Gerardo Marrocco, è stato condannato per il concorso nel trasporto di un carico di hashish da 294 chili, non andato a buon fine in quanto intercettato dalla guardia di finanza nel porto di Genova nel 2017, mentre è stato assolto dalle altre imputazioni tra cui l'associazione dedita allo spaccio e il tentativo di importare un carico da 100 chili di cocaina dal porto di Buenaventura, in Colombia, pure non andato a buon fine per il cambio del molo di approdo, ad Algecirias in Spagna, dove, grazie al contributo di funzionari portuali corrotti, il gruppo riusciva a far giungere lo stupefacente a Le Havre, Anversa, Rotterdam, Londra ed Amburgo. 

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Belvedere si sarebbe recato in Colombia dove insieme ad Oreste Manzi (figlio di Armando) avrebbe incontrato gli esponenti del cartello della droga colombiana. Dopo aver visionato la droga, il narcos casertano certificò lo stupefacente: "E' roba come può piacere qua", disse a Manzi, dando così il via libera all'operazione. 

Oreste Manzi dopo la trattativa con il cartello avrebbe anticipato 120mila euro in contanti per lo stupefacente. Lo scambio avvenne a Roma con un 'gancio' dell'organizzazione che ritirò i soldi. Ma la droga non venne consegnata: il gancio era scappato in Spagna col malloppo e da lì era tornato in Colombia. Per questo Oreste Manzi venne inviato in Sudamerica, dove riuscì a ristabilire un contatto con il gancio. Lo minacciò di morte se non gli avesse restituito i soldi o la droga. Circostanze che spinsero l'uomo a recarsi dalla polizia, iniziando un percorso di collaborazione. 

Nell'aprile 2017, la "fonte confidenziale" incontra Manzi in un centro commerciale di Cali. Addosso ha delle cimici che fanno scoprire i traffici di Oreste Manzi: il controllo dei porti di Napoli ed Algecirias oltre ai contatti a Buenaventura, Santa Marta, Barranquilla e Cartagena in Colombia. A quel punto parte l'indagine, a cui partecipa anche l'Fbi.

La polizia colombiana a settembre intercetta Manzi e Belvedere mentre si recavano al porto di Buenaventura, da dove verosimilmente doveva partire la cocaina. E come segnale c'è una foto scattata ed inviata su canali paralleli che immortala Belvedere davanti ad una nave. Poi il rientro in Italia, il coinvolgimento in un'altra inchiesta sullo spaccio di droga e la fuga in Colombia, dove - secondo risultanze della Dda - Belvedere pare abbia iniziato la sua seconda vita come ristoratore a Cartagena. 

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