Omicidio, droga ed armi: scacco al clan con 16 arresti

Nell'indagine emerge anche la gestione mafiosa dei parcheggi abusivi

Sono sedici i destinatari delle ordinanze applicative di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea eseguite dai carabinieri del Comando Provinciale di Napoli alle prime luci dell'alba nelle Province di Napoli, Caserta, Roma e Forlì. Sono finiti in cella Maurizio Bitonto; Francesco Cotugno; Alessandro De Falco, Roberto Pinto, Antonio Calone, Agostino Monti, Luigi Pappalardo; Nunzio Piccirillo, Angelo Pinto, Diego Iuliano e Gennaro Marrazzo. Erano già in carcere per altro ma sono comunque destinatari della misura cautelare Marco Battipaglia, Patrizio Allard, Aniello Mosella, Alessandro Giannelli e Pasquale De Vita.

Gli indagati sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, porto ed uso illegale d'armi da fuoco e munizioni. Le indagini coordinate dalla Dda di Napoli hanno consentito di ricostruire la piena operatività del clan Giannelli operante nella zona Occidentale di Napoli (aree urbane di Cavalleggeri D'Aosta, Agnano, Bagnoli) nel settore delle estorsioni e del narcotraffico oltre la conflittualità con il gruppo 'Esposito-Nappi-Bitonto' attivo nel medesimo contesto territoriale.

L'attività investigativa dei militari ha permesso di ricostruire come tali organizzazioni camorristiche rientrino nella sfera di influenza e controllo del clan Licciardi, famiglia aderente allo storico cartello della criminalità organizzata denominata 'Alleanza di Secondigliano'. Molte le ramificazioni del clan nella Provincia partenopea, oltre che Caserta, Roma e Forlì.

Sul fronte casertano in particolare a Villa Literno Alessandro De Falco, uno dei 16 indagati, napoletano 29enne affiliato al clan Giannelli/D'Ausilio è stato tratto in arresto dai carabinieri partenopei coadiuvati dai colleghi della compagnia di Casal di Principe per estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa ai danni di alcuni imprenditori e commercianti operanti nell'Area Flegrea di Napoli.

De Falco era domiciliato a Villa Literno con obbligo di dimora per via di precedenti reati estorsivi di cui si era reso responsabile dato il suo ruolo di affiliato. Molti sono stati i gravi indizi di colpevolezza raccolti mediante le acquisizioni investigative in relazione all'omicidio di Rodolfo Zinco avvenuto il 22 aprile 2015 commesso per l'affermazione dell'egemonia del clan Giannelli in quella particolare area territoriale oltre i tentati omici di Alessandro Giannelli e Roberto Pinto, rivonducibili a controversie sorte per il controllo del traffico di droga in contrapposizione alla famiglia Monti con a capo Agostino Monti verso la cui abitazione vennero esplosi alcuni colpi di kalashnikov.

La lotta più feroce si ebbe per l'acquisizione del controllo dei mercati criminali dell'Area Flegrea costituiti dalle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti, dalla vendita degli stupefacenti e dalla gestione mafiosa dei parcheggi abusivi sul suolo pubblico nell'area della movida bella Napoli Occidentale dove un ben strutturato schema di gestione coi proventi degli utenti della strada si rimpinguavano le casse del clan tanto da poter stipendiale i parcheggiatori con somme settimanali o mensili o mediante il pagamento di una percentuale sugli incassi pari a circa 1500/2000 euro nelle serate di maggiore affluenza.

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