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Cronaca

Droga nel circolo, pentito sotto torchio delle difese

Capasso risponde alle domande degli avvocati. Piscitelli preannuncia dichiarazioni in aula

Il collaboratore di giustizia Francesco Capasso messo sotto torchio dai difensori degli imputati. E' quanto accaduto nel corso dell'udienza in Corte d'Appello nei confronti di 11 persone coinvolte nell'inchiesta sullo spaccio di droga in un circolo di San Clemente di Caserta.

L'intera udienza ha messo al centro la figura di Luca Piscitelli il cui difensore – l’avvocato Carlo Ercolino – ha interrogato in maniera serrata Capasso, anche lui imputato nel processo. Secondo la ricostruzione del pentito Piscitelli, insieme a Luigi Belvedere, avrebbero dato vita alla piazza di spaccio nel circolo di via Caprio Maddaloni a San Clemente. Accuse alle quali replicherà lo stesso Piscitelli che - attraverso i propri legali - ha preannunciato di voler rendere spontanee dichiarazioni ai giudici prima della requisitoria del procuratore generale. Capasso è stato poi interrogato dall’avvocato Paolo Sperlongano, difensore di Massimiliano Luiso. Si torna in aula a metà febbraio.

Al processo sono, inoltre, imputati Vincenzo De Lucia, 51 anni di Caserta; Gaetano Ferrante, 25 anni di Casagiove; Michael Natale, 28 anni di Caivano; Vincenzo Alfredo Natale, 35 anni di Caserta; Celestino Pasquariello, 26 anni di Casagiove; Salvatore Piscitelli, 29 anni di Caiazzo; Umberto Zampella, 38 anni di Caserta. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Gerardo Marrocco, Nello Sgambato, Daniele Delle Femmine, Cesare Gesmundo, Bruno Moscatiello, Paolo Sperlongano, Viviana Pasquariello, Antonello Fabrocile, Riccardo Moschetta, Carlo Ercolino e Alfonso Iovino.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo aveva messo in piedi un business della droga da migliaia di euro a settimana derivante dalla vendita di stupefacenti, prevalentemente cocaina e crack. La banda riusciva a rifornirsi di droga attraverso un canale privilegiato di approvvigionamento a Caivano. Lo stupefacente veniva poi stoccato, lavorato e suddiviso in dosi in un appartamento di via Cittadella, preso in fitto per farne una sorta di raffineria artigianale. Successivamente la droga veniva spacciata al dettaglio sia con gli appuntamenti con i clienti direttamente in strada, sia all'interno dello "Sport Club Giovanile" di via Caprio Maddaloni.

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