Droga dei Casalesi, le difese provano a smontare le tesi della Dda

Al via le arringhe degli avvocati nel processo al gruppo legato a Carlo Del Vecchio e Massimo Vitolo

Il blitz con cani ed elicotteri

L'associazione finalizzata allo spaccio e l'aggravante dell'aver favorito il clan dei Casalesi. Sono questi i punti su cui si sono concentrate le arringhe dei difensori nel processo a carico di 11 persone accusate di spaccio di droga con l'aggravante mafiosa tra Capua, Vitulazio, Bellona, Camigliano e Casal di Principe. 

Nella giornata di venerdì a pronunciare le proprie arringhe, dinanzi al gup Di Palma del tribunale di Napoli, sono stati gli avvocati Paolo Di Furia, Carlo De Stavola ed Angelo Raucci che hanno provato a smontare le accuse a carico dei loro assistiti. Il processo riprenderà a inizio giugno per il prosieguo delle discussioni dei difensori. Nel collegio sono impegnati anche gli avvocati Renato Jappelli e Pietro Romano.

Gli imputati rischiano pene pesantissime. Il pm Maurizio Giordano nel corso della sua requisitoria aveva chiesto 20 anni per Stefano Fusco, 44 anni di Vitulazio; 16 anni per Teresa Vitolo, moglie di Carlo Del Vecchio (ristretto al 41 bis) e sorella di Massimo Vitolo, elemento di spicco del clan dei Casalesi; 14 anni a testa sono stati chiesti per Michele Fusco, 25 anni di Capua, Antonio Merola, di 48 anni, Antonio Nespoli, 38 anni di Bellona, Tommaso Nigro, 43 anni di Vitulazio, Gennaro Russo, 22 anni di Vitulazio, Pasquale Vitolo, 53 anni di Capua. Pene più lievi, con l'esclusione della finalità mafiosa, sono state invocate per Carmine Fasanella (4 anni e 8 mesi), Silvio Fasanella (2 anni), Rita Fusco (1 anno e 4 mesi).

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Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo avrebbe messo in piedi una vera e propria consorteria dedita allo spaccio di stupefacenti, in particolare cocaina, hashish e marijuana, con la copertura di esponenti del clan dei Casalesi a cui erano legati da vincoli di parentela.

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