Doppio agguato di camorra, giallo sull'auto del commando

Colpo di scena prima della sentenza: i giudici vogliono sentire un carabiniere sul rinvenimento dell'auto

La vettura bruciata è stata trovata dai carabinieri a Trentola Ducenta

Colpo di scena prima della sentenza. E' quanto accaduto nel corso del processo a carico di Giovanni e Nicola Mazzara, entrambi di Cesa, Alberto Verde, di Aversa, e del collaboratore di giustizia Tammaro Scarano accusati degli omicidi di Michele Caterino e Cesario Ferriero

I giudici vogliono vederci chiaro ed hanno disposto l'escussione in aula di un maresciallo dei carabinieri che dovrà riferire sull'auto utilizzata dal commando per i due raid di morte, avvenuti nell'ambito della faida tra il gruppo dei Caterino-Ferriero e quello dei Mazzara. 

Era stato lo stesso Scarano a parlare dell'auto spiegando di aver dato alle fiamme la vettura nelle campagne di Gricignano d'Aversa. Ma tra le carte del collegio difensivo - di cui fanno parte gli avvocati Franco Liguori, Carlo De Stavola, Elisabetta Carfora e Patrizia Sebastianelli - c'è una relazione di servizio dei carabinieri di Parete che parla di un rinvenimento di una vettura bruciata a Trentola Ducenta. Inoltre anche il modello dell'auto non coinciderebbe. Per i difensori tale circostanza smentirebbe il collaboratore di giustizia (le cui dichiarazioni rischiano di essere messe in discussione in toto) e pertanto è stata chiesta l'escussione dei carabinieri. Istanza che è stata accolta dal giudice con la riapertura del processo.

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Michele Caterino venne ucciso, secondo la ricostruzione di Scarano, perchè aveva iniziato a raccogliere le estorsioni autonomamente senza concordarsi con i Mazzara. Cesario Ferriero, invece, fu crivellato la sera di Natale del 2007 nella sua auto con un fucile a pallettoni in via Fratelli Cervi, sotto l'abitazione della fidanzata che avrebbe dovuto sposare a giugno del 2008. Per entrambi i delitti il pm ha invocato l'ergastolo per Nicola e Giovanni Mazzara e Verde mentre una pena più lieve è stata chiesta per Scarano. 

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