Dalle carezze alla simulazione degli atti sessuali: 5 mesi di orrore per la piccola vittima del prete

La ricostruzione della Procura. Al vaglio anche cellulare e computer del sacerdote

Don Michele Mottola accompagnato dalla polizia in carcere

Carezze ed abbracci, gesti semplici d'affetto che però hanno rappresentato l'anticamera dell'orrore. Perché da quella mano che sfiorava il viso di una bambina di 10 anni si sarebbe passati poi ad altro.

Don Michele Mottola, secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica di Napoli Nord che è stata avallata dal gip del tribunale che ne ha disposto l'arresto in carcere, sarebbe poi arrivato a baciare con la lingua quella piccola bambina che frequentava la sua parrocchia di Trentola Ducenta; arrivando, finanche, a "simulazioni di rapporti sessuali completi con sfregamento delle zone erogene".

DON MICHELE SI NASCONDE DIETRO UNA VALIGETTA

Fatti che sono stati portati alla luce dalla stessa vittima e che sarebbero continuati per cinque mesi, da ottobre 2018 a marzo 2019, quando interviene una coppia che frequenta la parrocchia, con cui la piccola si era confidata, per allertare il vescovo della Diocesi Angelo Spinillo di quanto stava avvenendo e mettere al corrente anche i genitori della piccola, che quest'ultima non voleva interpellare in un primo momento. Il vescovo non perde tempo e, messo al corrente dei fatti, allerta il commissariato di polizia di Aversa e sospende il parroco.

Le indagini vanno avanti: la vittima viene ascoltata e, soprattutto, vengono analizzati gli audio che lei stessa aveva girato mentre era in compagnia di don Michele. Quelle registrazioni, oggi, rappresentano il punto centrale dell'inchiesta, soprattutto per alcune affermazioni che lo stesso sacerdote fa ("ci dobbiamo lasciare come fanno due fidanzati, senza dire niente a nessuno" afferma).

Parole che pesano, oggi, come un macigno. Don Michele, dopo essere stato portato in carcere, attende l'interrogatorio di garanzia nelle prossime ore. Intanto le indagini non sono finire: è probabile che gli inquirenti effettuino verifiche anche sul cellulare e sul computer che il parroco aveva in casa quando è stato tratto in arresto.

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