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Cronaca Gricignano di Aversa

Deve scontare 14 anni, niente ritorno a casa. "E' pericoloso, stia lontano dalla famiglia"

Fu arrestato insieme ad altre 5 persone per narcotraffico e detenzione di arma

Gennaro Sfoco, condannato in primo grado a 14 anni di reclusione, non potrà ritornare dalla figlia e sarà ancora costretto a vivere a Bojano, in solitudine (dopo la morte della moglie). E’ questa la decisione della Corte di Cassazione che ha confermato gli arresti domiciliari per il 58enne ma soprattutto ha confermato il fatto che non possa avvicinarsi a Gricignano di Aversa (dove vive la figlia) perché è un “luogo troppo vicino a dove ha commesso il delitto”. Sfoco è accusato di narcotraffico e di armi (fu arrestato con altre 5 persone, per quella che era una vera e propria piazza di spaccio. Fu sequestrata anche una pistola) ma aveva chiesto di sostituire il luogo dei domiciliari dalla casa di Bojano a quella di Gricignano di Aversa per stare insieme alla figlia. Sfoco, attraverso l’avvocato Mario Griffo, ha lamentato di essere rimasto “privo di qualsivoglia assistenza (dopo la morte della moglie)” e soprattutto che Bojano “isolata collocazione territoriale del luogo di restrizione, impedirebbe, in caso di emergenza, l’assicurazione di soccorsi tempestivi che sarebbero, invece, garantiti, qualora egli fosse ristretto nell’immobile, indicato nell’istanza respinta, di Gricignano di Aversa, ove la figlia risiede”. 

Per il giudice però “il ricorso è inammissibile perché fondato su censure manifestamente infondate”. Nelle motivazioni emerge che non si può garantire il trasferimento in un luogo “prossimo in cui Sfoco chiede di potersi trasferire e quello che è stato teatro dell’attività di cessione illecita di sostanze stupefacenti, che egli ha gestito dalla propria abitazione e con la cooperazione dei figli”. Ma anche perché c’è “la concretezza ed attualità del pericolo di recidiva, desunte dal curriculum criminale di Sfoco e dalle modalità di commissione dei reati per i quali egli è stato sottoposto a misura cautelare”. Oltre che “all’irrilevanza, in sé, della duratura sottoposizione a regime restrittivo, caratterizzata dal formale rispetto delle prescrizioni impartitegli ma non anche dall’abbandono dei modelli devianti in passato abbracciati, che non appare comprovato dalla parziale e tardiva ammissione di responsabilità”. 

Il Tribunale del riesame, dato atto della impossibilità di collocare Sfoco, in regime di arresti domiciliari, in ambiente familiare ed in località contigua a quella in cui ha commesso i reati che gli vengono contestati, ha ribadito che, al contrario, l’esecuzione della misura in diversa regione ed alla distanza di oltre cento chilometri da Aversa garantisce, in uno, la rescissione dei suoi rapporti con il circuito criminale di riferimento e le esigenze di cura, che possono essere soddisfatte rivolgendosi al polo ospedaliero di Campobasso, prossimo a Bojano. 

Quindi ricorso rigettato e 3mila euro che Sfoco dovrà versare nella Cassa delle Ammende. 
 

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