Muore a 8 anni per una polmonite, scontro in aula tra periti

Il processo al pediatra del piccolo Domenico Guarino: "Doveva visitarlo"

Il medico Prezioso è finito sotto processo

E' scontro tra periti in aula nel processo a carico del pediatra Ciro Prezioso per la morte del piccolo Domenico Guarino, il bambino di Capua morto per una polmonite batterica sovrapposta ad una polmonite interstiziale nel gennaio del 2013.

Nel corso dell'udienza, celebrata stamattina dinanzi al giudice Meccariello della sezione distaccata di Caserta del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sono stati ascoltati i periti - un pediatra, uno pneumologo ed un medico legale - nominati dal tribunale per far luce sulle cause delle circostanze che hanno portato del decesso del piccolo.

Ma facciamo un passo indietro. Siamo all'11 gennaio 2013 quando Domenico inizia ad avere un principio di tosse con "febbricola" sostengono i periti in aula. Il 16 la madre del bambino contatta il pediatra che gli prescrive della codeina. "La letteratura medica - ha spiegato il pediatra Paludetti - prevede che la codeina non poteva essere prescritta ad un bambino che non ha sviluppato gli enzimi per smaltirla. Inoltre il 10 per cento della popolazione italiana è metabolizzatore ultrarapido di codeina". In altre parole si ha un effetto simile a quello dell'overdose. Dall'esame dei vetrini successivo all'autopsia è emerso chiaramente che la codeina era stata assunta: "abbiamo trovato tracce di codeina e di morfina, nel sangue, nella bile e nell'urina", confermano i periti.

Un sovradosaggio farmacologico allora? "Non ha avuto un effetto tossico sul bambino - ha spiagato lo pneumologo Catena - Ma non ha ottenuto un effetto terapeutico". In altre parole "è come se non l'avesse assunta". I periti hanno, poi, confermato che la polmonite interstiziale "è molto difficile da diagnosticare", soprattutto se la "sintomatologia è muta come in questo caso".

Poi la situazione è peggiorata con la tosse e la febbre che continuavano fino al 29 gennaio quando Domenico fu trovato morto nel suo lettino. C'è inoltre discordanza su quante volte Prezioso abbia effettivamente visitato il bambino. Secondo la versione della madre, infatti, con la famiglia che si è costituita parte civile con l'avvocato Letizia Di Rubbo, tutto si sarebbe ridotto all'ultima visita, quella del 28 gennaio. Mentre secondo il pediatra, rappresentato dall'avvocato Umberto Pappadia, ci sarebbe stata una prima visita il 16 gennaio.

Resta il fatto che persistendo i sintomi quando il medico sarebbe stato contattato nella giornata del 23 gennaio avrebbe dovuto visitare Domenico. "Dopo 12 giorni di tosse avrebbe dovuto visitarlo", ha spiegato Paludetti. Insomma la situazione sarebbe stata presa sotto gamba. Un ritardo di diagnosi che però non avrebbe, o almeno non chiaramente, un nesso causale con la morte del piccolo. "Anche se lo avesse visitato - rivelano i periti - la polmonite batterica, che è la causa della morte, potrebbe essere giunta dopo" anche se "ci sono elevate probabilità che la polmonite interstiziale già ci fosse".

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Un ritardo che secondo la parte civile, invece, sarebbe stato invece determinate visto che "la cura prescritta avrebbe fatto effetto in 24-48 ore". Nel processo si è costituito come responsabile civile anche L'Asl di Caserta, rappresentata dall'avvocato Angelo Trombetti. Dopo aver escusso i periti il giudice Meccariello ha rinviato il processo al 6 aprile per la requisitoria del pm e al 27 aprile 2018 per l'arringa della difesa e la sentenza.

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