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Lunedì, 15 Aprile 2024
Cronaca Sparanise

Accoglienza disabili in cooperativa, Comune bacchettato dal Tar

Accolto il ricorso di Apeiron contro l'Ente Capofila dell'Ambito: "Nessuna situazione di pericolo"

Accolto il ricorso presentato dalla Cooperativa Apeiron di Pignataro Maggiore contro il comune di Sparanise, capofila dell'ambito sociale, che aveva disposto la sospensione delle attività di riabilitazione ed accoglienza di persone con disabilità svolte dalla Cooperativa.

Il motivo della sospensione era legato alla mancata presentazione della Scia oltre che alla presunta mancata eliminazione di elementi che potessere mettere a rischio l'incolumità degli ospiti. Attività che però Apeiron aveva già effettuato. Già nel settembre 2020, la Cooperativa aveva inoltrato all'Ente la Scia ma solo 7 mesi dopo (aprile 2021) il Comune di Sparanise avrebbe chiesto alcune integrazioni. Adempimenti che la stessa Apeiron avrebbe svolto comunicando al Comune quanto richiesto e non ricevendo risposta.

Nel dicembre 2021 i Nas hanno segnalato possibili pericolosità della piscina presente in villa Imposimato (bene confiscato alla camorra). Così la coop. ha chiuso l'area della struttura interessata procedendo anche ad una valutazione della sicurezza dei luoghi elaborata da un proprio consulente. La stessa Asl, sempre a dicembre 2021, ha certificato "la buona condizione igienico sanitaria della struttura, la buona condizione degli utenti e la chiusura della zona piscina". Insomma nessun pericolo. Nonostante questo il Comune di Sparanise ha ritenuto sussistenti alcune violazioni nello svolgimento dell'attività ed adottato il provvedimento di 'divieto' di prosecuzione della stessa.

Provvedimento che è stato impugnato dinanzi al Tar che ha accolto il ricorso della cooperativa. La mancata risposta del Comune oltre il termine di 60 giorni, previsto dal regolamento d'Ambito, non avrebbe consentito all'Ente di adottare il provvedimento di inibizione (arrivato solo a dicembre del 2021). Stop che sarebbe avvenuto senza un contraddittorio e senza che, addirittura, il Comune non avesse "mai specificato in cosa la documentazione (inviata nda) presentata fosse manchevole, né può ritenersi dimostrato che non fosse possibile eventualmente conformare l’attività da parte della ricorrente".

Inoltre, tenuto anche conto dell'esito dell'ispezione dell'Asl "non può infatti ritenersi accertata al momento dell’adozione del provvedimento impugnato la carenza dei previsti requisiti specifici o comuni per lo svolgimento dell’attività", scrivono ancora i giudici amministrativi. Alla luce di ciò il ricorso è stato accolto.

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