Cronaca

Accusati di truffa, dipendenti del Jambo assolti dopo il licenziamento

Il giudice scagiona Lista e Grassia oltre al titolare della "Be Food" Gala dall'accusa. Spunta accordo su investimenti nella ristorazione

Il centro commerciale Jambo

Accusati di truffa e licenziati. Poi assolti. Ha dell'assurdo la vicenda che vede protagonisti due ex dipendenti del centro commerciale Jambo di Trentola Ducenta, Giuseppe Lista e Lucia Grassia, per i quali il gip Raffaele Coppola, del tribunale di Napoli Nord, ha pronunciato all'esito del giudizio con abbreviato sentenza di assoluzione con formula piena: "perchè il fatto non sussiste". 

I due ex dipendenti del centro commerciale, impiegati dell'ufficio contabile della Cis Meridionale, erano stati tratti in giudizio insieme al titolare della società "Be Food" Giuseppe Gala (anche lui assolto) per aver diminuito di circa 37mila euro il credito vantato dalla Cis Meridionale nei confronti dell'azienda di ristorazione e che avrebbe dovuto onorare in virtù del contratto stipulato per la gestione di un locale bar-pizzeria nel centro commerciale.

A far scattare il processo era stata una denuncia presentata dall'amministratore unico della struttura commerciale Salvatore Scarpa che aveva anche proceduto a licenziare i due dipendenti Lista e Grassia. Nel corso dell'interrogatorio Lista aveva respinto l'accusa spiegando come all'epoca della stipula del contratto, l'amministratore della Cis Meridionale Alessandro Falco avrebbe manifestato la disponibilità a non incassare l'ammontare complessivo di 7 mensilità previste dal contratto quale deposito cauzionale, i 37mila euro oggetto della contestazione di truffa, chiedendo in cambio un elevato livello di ristorazione e una ristrutturazione periodica dei locali. Insomma, un investimento nella struttura in cambio del mancato incasso degli assegni. Circostanza confermata dallo stesso Gala ed anche da Falco. 

Una tesi che ha retto. La denuncia presentata da Scarpa, ad avviso del giudice, non ha fornito elementi di riscontro in grado di sostenere l'accusa di truffa nei confronti di Lista e Grassia e dello stesso Gala. Il processo, infatti, non ha sciolto i dubbi su chi dei due, o eventualmente anche una terza persona, abbia alterato le scritture contabili senza ricevere, tra l'altro, alcun vantaggio. 

Per il giudice, come detto, ha retto la tesi dell'accordo tra Gala e Falco secondo il quale la somma, anziché essere incassata, doveva essere investita nella ristorazione, cosa che poi avveniva. Insomma la truffa, contestata ai tre imputati, non c'è. Nel corso del processo Lista e Grassia sono stati difesi dagli avvocati Carlo De Stavola e Mario Griffo mentre Gala è stato difeso dall'avvocato Luigi Tuccillo. 

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