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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Dimesso dall'ospedale con la milza spappolata: medico condannato

Per i giudici ha sottovalutato le condizioni di Mercone provocandone la morte

Un medico del Melorio di Santa Maria Capua Vetere è stato condannato ad un anno per la morte di Bonaventura Mercone, avvenuta nel settembre del 2010, dopo essere stato dimesso dall'ospedale con la milza spappolata. 

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Salvatore P., in servizio al Pronto Soccorso, confermando la pronuncia dei giudici d'Appello. Il professionista aveva rinunciato alla prescrizione nel corso del processo di secondo grado. Secondo quanto ricostruito Mercone, autista di bus, si era presentato al pronto soccorso del Melorio il 30 agosto 2010 lamentando forti dolori al fianco sinistro conseguenza di una caduta dagli scalini di accesso all'autobus. Sottoposto ad ecografia e prelievi ematici era stato dimesso con una diagnosi di "contusione emitorace sx con frattura IX costa".

Continuando i dolori Mercone si era ripresentato in ospedale il 6 settembre. L'autista lamentava anche la presenza di febbre che però venne ricondotta ad una presunta bronchite. Le sue condizioni si aggravarono rendendo necessario un ricovero d'urgenza al Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta dove venne accertato lo spappolamento della milza. Mercone morì l'8 settembre. 

Per i giudici d'appello - con decisione confermata in Cassazione - il medico avrebbe "sottovalutato l'esito degli esami strumentali ed ematici svolti" omettendo di "valutare in modo più attento le condizioni di salute del paziente". L'imputato - proseguono i giudici - "avrebbe dovuto trattare, quindi, la patologia del Mercone con maggiore cautela, monitorandolo con un ricovero di almeno 48 ore, come imposto dalle buone prassi in ambito medico". Inoltre, la rottura della milza non sarebbe stata "imprevedibile". Lo stesso consulente della Procura ha evidenziato come dagli accertamenti sarebbero emersi "chiari ed univoci indici di una epatopatia e di una splenomegalia pregresse, accompagnate da un grave deficit del sistema emo-coagulativo". Spie che avrebbero dovuto mettere in allarme i medici del possibile rischio di morte del paziente. 

In primo grado per la morte di Mercone era stato condannato anche un altro medico del Melorio per il quale è stata dichiarata la prescrizione durante il giudizio d'Appello. Anche lui si è rivolto alla Suprema Corte per veder riconoscere la propria innocenza. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. 

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