Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Morto in carcere dopo la mattanza: no all'arresto degli agenti

I giudici respingono la custodia cautelare anche per altri poliziotti coinvolti nei pestaggi e per i medici. Inammissibile la richiesta della Procura per il funzionario del Dap Fullone

Hakimi Lamine si è tolto la vita al carcere di Santa Maria Capua Vetere un mese dopo le torture avvenute il 6 aprile del 2020. Un evento che gli indagati Pasquale Colucci, Gaetano Manganelli, Anna Rita Costanzo, Domenico Pascariello, Maurizio Soma, Maurizio Colurciello e Massimo Ciccone "non avrebbero potuto in alcun modo prevedere". Per questo il tribunale del Riesame di Napoli ha rigettato la richiesta di applicazione della custodia cautelare avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Per la Procura tra le torture ai danni dei detenuti, avvenute durante l'orribile mattanza della settimana santa di due anni fa, ed il decesso di Lamine ci sarebbe un nesso causale. In particolare gli inquirenti individuano tra le cause della morte le percosse e umiliazioni patite durante la "perquisizione straordinaria" del reparto Nilo; l'illecita sottoposizione del detenuto al regime di isolamento; l'averlo trattenuto in condizioni inumane (senza lenzuola, cuscini, indumenti di ricambio); l'esclusione di Hakimi dalle attività comuni; la protrazione del regime di isolamento.

Per il gip, invece, il giovane algerino si sarebbe tolto la vita ingerendo un notevole quantitativo di buprenorfina (oppioide) fornita verosimilmente da altri detenuti. Il Riesame, pur confermando la decisione del gip di non applicare la misura nei confronti degli agenti per il decesso del detenuto, lascia aperta una porta all'accusa evidenziando che "l'ipotesi del suicidio merita ulteriori approfondimenti non potendo essa - almeno allo stato - dirsi dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio". 

I giudici dell'Ottava Sezione del tribunale del Riesame (presidente Antonio Pepe) hanno inoltre rigettato l'appello anche nei confronti di altri agenti per i quali la Procura invocava l'arresto in ordine ai pestaggi. Si tratta di Crescenzo Carputo, Biagio Braccio, Tommaso Calmo, Raffaele Piccolo (classe 1973), Mario D'Ovidio, Attilio Della Ratta, Flavio Fattore. Per tutti il Riesame, pur confermando la gravità indiziaria ha rigettato l'appello sulle esigenze cautelari anche alla luce del processo in corso e della richiesta del pm per alcuni di patteggiamento con sospensione della pena (chiesto tra gli altri proprio per Della Ratta).

Rigettato inoltre il ricorso nei confronti dei due medici Raffaele Stellato e Pasquale Iannotta, entrambi accusati di falso per aver certificato che le lesioni patite dai detenuti sarebbero state cagionate "durante il contenimento". Per il Riesame tale dizione "non può essere ascritta ai sanitari che non erano presenti ai fatti". 

Infine, il Collegio napoletano ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato nei confronti dell'ex provveditore regionale del Dap Antonio Fullone e di Maria Parenti, Arturo Rubino, Roberta Maietta e Salvatore Parisi. I giudici hanno ritenuto priva di 'specifica' la richiesta della Procura. 

Nel collegio difensivo sono stati impegnati gli avvocati Giuseppe Stellato, Mariano Omarto, Carlo De Stavola, Angelo Raucci, Vittorio Giaquinto, Fabio Fulgieri, Lia Colizzi e Claudio Botti.

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