Cronaca Santa Maria Capua Vetere

I giudici lasciano in carcere un detenuto malato di cancro

La denuncia del garante dei detenuti Ciambriello: "C'è una richiesta di incompatibilità ma ancora nessuna risposta"

Due pesi e due misure. Se per Nunzio De Falco, il mandante del delitto di don Peppe Diana, i giudici avevano disposto gli arresti domiciliari per motivi di salute, lo stesso non è accaduto per Giovanni C., condannato per aver ucciso il compagno dell'ex moglie a Cellole nel 2017. Per lui - nonostante sia un paziente oncologico grave - le porte del carcere non si sono schiuse. 

Lo denuncia il garante per i detenuti regionale Samuele Ciambriello. L'uomo, riferisce il garante, è stato dimesso dall'ospedale Cardarelli di Napoli il 16 luglio scorso dopo un mese di degenza, con la dicitura "la prognosi del paziente è infausta e l'exitus può accadere in qualsiasi momento per la comparsa di complicanze non prevedibili". Diverse volte, anche dall'ospedale di Sessa Aurunca, "è stato rimandato indietro perché non in grado di gestire la sua condizione", sottolinea il garante. Dalla direzione sanitaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere, il 19 luglio, è stata poi inoltrata alla Corte di Assise d'Appello (IV sezione) una ulteriore dichiarazione di incompatibilità, che non ha avuto per ora riscontro.

"Ancora oggi - ha affermato Ciambriello - mi chiedo come mai non gli vengano concessi gli arresti domiciliari presso l'abitazione della sorella. È uno dei pochi casi in Campania in cui l'incompatibilità con il sistema carcerario è stata dichiarata tale da più strutture pubbliche. Il diritto alla salute è incompatibile con la permanenza in carcere, per Giovanni C. in primis e per tutti coloro che versano in condizioni fisiche precarie. C'è bisogno di strutture di accoglienza, anche e soprattutto per i detenuti che non hanno supporto familiare. Insomma la pena non può configurarsi come vendetta. Chi è incompatibile con il carcere, deve uscire dallo stesso, ma non da morto". 

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