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Cronaca Casal di Principe

Cafiero De Raho: "Il tesoro di Zagaria e Schiavone è ancora nelle mani di qualcuno"

Il procuratore antimafia a Casale: "I familiari delle vittime come gli apostoli di Dio"

Ha trovato una Casal di Principe che, forse, neanche lui si aspettava. Cambiata, soprattutto nelle presenze, rispetto a quel 19 marzo 1994 quando la conobbe, nel giorno dell’omicidio di don Peppe Diana. Stasera Federico Cafiero De Raho, neo procuratore nazionale antimafia, si è commosso entrando nella casa di don Peppe Diana, dove ad attenderlo ha trovato centinaia di persone a fare da cornice alla presentazione della nona edizione del tour ‘Facciamo un pacco alla camorra’.

"Sono tornato in una Casal di Principe diversa, in cui siamo riusciti dopo tanto lavoro a far rialzare la testa a tanti giovani - ha affermato-. Ora dobbiamo colpire quei professionisti che hanno agevolato la diffusione della camorra". Ed ha aggiunto: "Le maggiori difficolta' che hanno da alcuni anni le procure e la polizia giudiziaria, carabinieri e Guardia di Finanza è quella di individuare gli imprenditori che continuano a muoversi nel tessuto economico avendo alla base il denaro del clan. Un denaro che non è stato ancora accertato, che non è stato individuato ancora nelle mani di chi si trova. Quelli che sono stati arrestati fino ad ora come riciclatori muovevano una parte, ma non la grandissima parte che è il tesoro di Michele Zagaria, degli Schiavone e di tutti coloro che hanno portato avanti per anni il clan dei Casalesi; questo è un tesoro che è ancora nelle mani di persone che vanno individuate e arrestate. Sono convinto - continua - che la camorra verrà sconfitta. Abbiamo fatto tanto e soprattutto vedo che oggi la gente ha fiducia nello Stato e questa cosa è fondamentale per la totale bonifica dei territori e di annientamento delle mafie".

Cafiero De Rato non ha mancato di lanciare un messaggio anche ai familiari delle vittime innocenti di camorra, molte delle quali preseti a Casal di Principe: “Devono essere come gli apostoli di Dio. Dovete muovervi nel mondo e raccontare a tutti cosa vi è successo". Il procuratore nazionale antimafia ha poi parlato dell'importanza di ribellarsi e di non restare in silenzio "perché il silenzio è loro complice".

Il procuratore de Raho ha voluto ricordare il silenzio che ci fu per l'omicidio di Don Peppino Diana. "Tranne due persone, tra queste Augusto Di Meo (seduto al suo fianco, nda), nessuno si fece avanti per una testimonianza. La chiesa era vuota mentre si facevano i rilievi. Ricordo ancora le imposte chiuse di alcune case che davano sulla chiesa, quello era la paura della gente. Oggi Casal di Principe non è più così, ma non bisogna mai abbassare la guardia", ricorda. Occhi lucidi per Cafiero de Raho quando alla fine del suo discorso c’é stato un lungo applauso da parte dei cittadini, le associazioni anti camorra e di tanti che in passato hanno anche lavorato in Dda a Napoli a stretto contatto con lui, come l'ex pm Alessandro Milita, presente in sala

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