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Cronaca Casapesenna

La Dda chiede 12 anni per l'imprenditore del 'cerchio magico' di Zagaria

Diana a processo col rito abbreviato. Nei giorni scorsi la Cassazione aveva accolto il terzo ricorso dell'indagato

Dodici anni di reclusione. Questa la richiesta della Dda nei confronti dell'imprenditore Giuseppe Diana, alias Peppe il biondo, accusato di far parte del clan dei Casalesi, in particolare della fazione guidata dal boss Michele Zagaria.

Diana, a processo con abbreviato, nei giorni scorsi si è visto accogliere un ricorso in Cassazione che ha annullato il provvedimento del Riesame con cui era stata confermata la misura cautelare in carcere. Si tratta del terzo annullamento da parte della Suprema Corte, tra le inchieste di Firenze (in cui è accusato di riciclaggio) e Napoli (in cui è accusato di associazione di stampo mafioso). Ma nonostante il provvedimento dei giudici Capitolini per la Dda Diana avrebbe fatto parte del clan dei Casalesi al punto da invocare 12 anni di cella. Si torna in aula a inizio luglio per le arringhe dei difensori, gli avvocati Guido Diana e Sabato Graziano. Ma la decisione dei giudici potrebbe slittare, in attesa delle motivazioni della Corte di Cassazione. 

Secondo gli inquirenti della Dda, Diana, giovanissimo, sarebbe entrato nel cerchio magico delle persone di stretta fiducia del boss Zagaria, all'epoca latitante. Il suo nome compare nelle informative relative alla cattura di Zagaria. I collaboratori di giustizia lo indicano come un personaggio "vicino" al boss per il quale svolge il compito di trait d'union con imprenditori sia per le estorsioni che per il recupero crediti.

Da 'gregario' Diana sarebbe stato protagonista di una rapida ascesa, favorita anche dal matrimonio con la figlia di Elvira Zagaria, sorella del capoclan. 

A quel punto avrebbe costituito un'impresa edile che rapidamente inizia a ricevere appalti in Toscana ed Emilia Romagna.  "Ripuliva i soldi del clan attraverso le attività edilizie", dicono di lui i collaboratori di giustizia. Per gli inquirenti parte di quei proventi sarebbe finita nelle casse del clan.

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