Cugino del pentito freddato fuori al bar, assolto Sandokan

Il capoclan non fu l'autore del pizzino con cui fu ordinato il delitto. Il pm ha chiesto l'ergastolo

Francesco Schiavone detto Sandokan

Assoluzione. Questa la sentenza pronunciata dalla Corte d'Assise di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Francesco Schiavone detto Sandokan, accusato di essere il mandante dell'omicidio di Giuseppe Quadrano, postino e cugino omonimo del killer di don Peppe Diana poi diventato collaboratore di giustizia. 

Il verdetto è arrivato al termine della camera di consiglio, conclusasi nel primo pomeriggio, dopo che il pm della Dda aveva invocato l'ergastolo. Tutta la vicenda ruota intorno ad un pizzino con cui venne dato l'ordine di uccidere i familiari dei collaboratori di giustizia. Un ordine di morte, secondo la ricostruzione dell'accusa, che sarebbe stato dato proprio da Sandokan attraverso suo cugino, Francesco Schiavone, alias Cicciariello (condannato in abbreviato per lo stesso omicidio). Per i giudici, però, non vi sarebbe la certezza che Sandokan sia autore di quel papello. Il difensore del capoclan, l'avvocato Mauro Valentino, ha anche sottolineato una precedente assoluzione per Sandokan per il delitto del fratello di un altro pentito, Dario De Simone, anche questo riconducibile allo stesso pizzino.

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Quadrano, secondo quanto ricostruito, venne intercettato dal clan per fare da intermediario con il cugino pentito ed invitarlo a ritrattare. Gli sarebbero stati offerti anche dei soldi ma il dipendente delle poste preferì starne fuori, di non voler avere nulla a che fare con la malavita. Così venne eliminato: fu raggiunto fuori al bar Orientale di San Cipriano d'Aversa e crivellato con 12 colpi di arma da fuoco. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con l'avvocato Gianni Zara. Le motivazioni della sentenza sono attese fra 60 giorni.

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