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Cronaca Marcianise

Crac ex Ixfin, condanne di risarcimento per oltre 100 milioni di euro

Sentenza per i giudizi attivati dal fallimento dell'azienda

La Terza Sezione Civile del Tribunale di Napoli, Sezione specializzata in materia d’impresa, dopo oltre 13 anni, si è pronunciata sui giudizi attivati dal fallimento dell'Ixfin ed ha condannato al pagamento di oltre 100 milioni di euro i vertici dell’azienda, con sede a Marcianise, passata dall'essere un gioiello dell’elettronica, che aveva raccolto l’eredità dell’Olivetti, con circa mille addetti, a scatola vuota che ingoiava milioni di euro di soldi pubblici senza riuscire a risollevarsi. 

Le condanne

Con sentenza di primo grado i giudici Nicola Graziano (presidente), Viviana Criscuolo e Mario Fucito hanno condannato al pagamento di più di 94 milioni di euro, in solido tra loro: Ennio Conchiglia, Antonio Pugliese, Marco Pugliese, Massimo Pugliese, Antonio Tuccillo, Francesco Zippo, Luigi Luppi, Cesare Luppi, Alessandra Arcari, Francesco Saverio Calò. Condannato al pagamento di poco più di 15milioni di euro, Luigi Soprano, la cui domanda a manleva nei confronti della compagnia assicurativa, come quella di Antonio Tuccillo, è stata rigettata con condanna alle spese legali: per i giudici appartiene a loro, a vario titolo, la responsabilità dell’inesorabile declino di Ixfin fino al fallimento che ha significato la perdita di circa 1000 posti di lavoro, senza considerare le conseguenze sull’indotto. 

Chi dovrà pagare

Tra i condannati a risarcire il Fallimento Ixfin professionisti e imprenditori protagonisti del jet set non solo campano.  Si inizia con i fratelli avellinesi Massimo e Marco Pugliese. Di Massimo, classe '67, noto negli ambienti dell’imprenditoria internazionale, Wikipedia dice “imprenditore, a capo della Pufin Power (ex Ixfin) e in passato della Olivetti. Ha ricoperto per quattro anni la carica di Presidente dell'Avellino, nelle stagioni calcistiche dal 2005-2006 al 2008-2009, quest'ultima culminata col fallimento della società. In precedenza era già stato patròn del sodalizio irpino, lasciando però la presidenza a suo fratello Marco”. Marco, più giovane di Massimo di 4 anni, è stato deputato della XVI Legislatura (eletto nel 2008), membro della VI Commissione finanze, componente della Commissione diplomatica della regione Campania per i rapporti con i Paesi del Mediterraneo. E’ stato tra i fondatori del movimento politico “Forza del Sud” con leader Gianfranco Miccichè.

Antonio Tuccillo, classe 1962, originario di Afragola, consigliere dell’Ordine dei dottori commercialisti e esperti contabili di Napoli sin dal 2005, dal 2014 alla fine di febbraio 2022 presidente dei commercialisti di Napoli Nord, nel 2020 si è fatto promotore di una iniziativa per querelare lo scrittore Roberto Saviano dopo un intervento alla trasmissione “Che tempo che fa”. Il nome di Tuccillo compare anche nel procedimento per “corruzione propria e falso ideologico” a carico del giudice Enrico Caria, magistrato in servizio presso la Sezione Fallimentare del Tribunale di Napoli, poi di Santa Maria Capua Vetere e infine di Napoli Nord. Nel respingere la richiesta di annullamento delle misure preventive avanzata da Caria, la Corte di Cassazione Penale, tra l’altro, evidenziava come il Tribunale avesse  “spiegato che la nomina di Tuccillo fu sostanzialmente imposta da Caria, contro la volontà degli altri componenti del Collegio, che avevano manifestato seri dubbi sulla competenza e sulla idoneità soggettiva di Tuccilo ad espletare l'incarico in questione"; “… a fronte di una nomina, quella di Tucillo, non spiegata, oscura nella sua base giustificativa, imposta sostanzialmente da Caria nonostante le perplessità del collegio giudicante, Caria ricevette - in un contesto di prossimità temporale - una utilità specifica ed indebita dal nominato; un esercizio, da parte di Caria, del potere discrezionale di nomina, non argomentato e non condiviso dai Colleghi, che risulta temporalmente legato alla dazione di una utilità indebita da parte del nominato in favore di colui che quella nomina aveva compiuto”.

Luigi Soprano, dottore commercialista, dichiara uno studio con 50 professionisti, docenze universitarie, e incarichi di pregio negli organi di controllo contabile di società ed enti. Il suo curriculum dice “Ricopre e ha ricoperto incarichi in enti pubblici (Presidente del Collegio dei Revisori del Comune di Napoli) ed è stato Presidente e componente del Collegio Sindacale di aziende sanitarie pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale”.

Luigi Luppi e Alessandra Arcari, all’epoca dei fatti marito e moglie, finiti contemporaneamente al centro della cronaca giudiziaria a metà degli anni duemila, tra crack e anomalie di gestione. Lui, in particolare, 57 anni, appartenente ad una delle più note famiglie industriali del parmense, viene arrestato nel 2006 su richiesta della Procura di Ivrea che indagava sul fallimento della Oliit. Cesare Luppi, manager, classe 1973, è suo nipote.   

La vicenda

Quando inizia l’avventura di Ixfin in Terra di Lavoro, Marcianise è nei primi 20 posti della classifica nazionale per reddito medio della popolazione. Oggi sfiora il 95mo. Dei 1000 dipendenti dell’azienda, dopo la cassa integrazione, le proteste e le promesse, non si sa più nulla. All’epoca – siamo nei primi anni 2000 – l’età media dei lavoratori era al di sotto dei 40 anni: per loro, quindi, nessuno “scivolo” pensionistico ma solo il baratro della disperazione. Esattamente quello in cui, per fare solo un esempio che all’epoca ebbe molta risonanza sui giornali, precipitò ai primi di luglio del 2016  Salvatore De Francesco, 43 anni, una moglie e due bambine, ex dipendente della Ixfin come esperto di sistemi operativi, attivo con la Uilm, che dopo tante lotte e più di due anni senza lavoro si lanciò dal terrazzo di un palazzo di Casalnuovo. Alla moglie e alle due figlie Salvatore – che aveva inutilmente cercato lavoro anche al Nord e in Germania - aveva lasciato un bigliettino con poche, significative parole: “Scusatemi, ma così non ha più senso vivere”. Mentre Salvatore De Francesco veniva inghiottito dal vuoto, i suoi colleghi della Ixfin erano a Caserta, a protestare davanti alla Prefettura perché privi, da oltre un anno, di qualsiasi forma di sostegno al reddito.

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