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Cronaca

False ricette per i rimborsi dell’Asl: il processo non trasloca. Si parte con le intercettazioni

I giudici pronunciano la competenza territoriale di Santa Maria Capua Vetere. A marzo incarico al perito per le trascrizioni

Comincerà di fatto a marzo – dopo il cambio di giudice e le eccezioni preliminari di fine anno - il processo sull'inchiesta "Minerva" sulla truffa ai danni del Sistema Sanitario Nazionale con i falsi certificati medici utilizzati per richiedere il rimborso da parte di centri analisi e che vede imputati - tra gli altri - il patron dei laboratori "Minerva" Pasquale Corvino, ex vicesindaco di Caserta e già presidente della Casertana, oltre al dentista recalese Pasquale Piccirillo.

La corte presieduta dal giudice Rosetta Stravino del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha superato le eccezioni preliminari poste dalle difese. In primis quella sulla competenza territoriale. Ad avviso dei difensori, infatti, il primo reato sarebbe stato commesso a Lusciano con competenza, dunque, che sarebbe stata da attribuire al tribunale di Napoli Nord. L'hanno pensata diversamente i giudici che hanno evidenziato come l'associazione a delinquere di cui Corvino sarebbe stato il promotore aveva la sua 'base' a Caserta e quindi con competenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il processo, insomma, non si muove. Superata anche la questione delle intercettazioni telefoniche: a marzo verrà conferito incarico al perito per le trascrizioni del copioso materiale probatorio captato dai Nas. Poi prenderà il via il dibattimento vero e proprio con l'escussione dei testimoni. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giovanni Cantelli e Massimo Garofalo.

Al centro dell'indagine quello che gli inquirenti hanno ribattezzato il "sistema Corvino", con medici compiacenti e funzionari Asl a libro paga per favorire i centri d'analisi riconducibili a Pasquale Corvino e truffare, attraverso rimborsi non dovuti, il Sistema Sanitario Nazionale. Sono oltre 200mila le ricette che sono finite all'attenzione dei Nas.

Secondo quanto emerso dalle indagini da una parte i ricettari - alcuni dei quali anche risultati rubati - venivano compilati presso i centri analisi di Corvino, dall'altro c'erano medici compiacenti che redigevano ricette per esami clinici e strumentali presso i centri Minerva - riconducibili a Corvino - per i quali veniva chiesto poi il rimborso. A quel punto le ricette venivano presentate all'Asl di Caserta dove entravano in gioco due funzionari, anche loro parte del sistema, che avrebbero ricevuto somme di denaro da Corvino ed i suoi sodali per evitare da un lato le lungaggini burocratiche e dall'altro omettendo di decurtare parte dei rimborsi, per i quali c'era stato il superamento dei tetti di spesa.

Un sistema che funzionava al punto da essere utilizzato anche per favorire un altro centro medico, quello di Pasquale Piccirillo.

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