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L'ex sindaco Biagio Maria Di Muro

L'ex sindaco Biagio Maria Di Muro

Di Muro racconta la sua verità: "Mai avuto soldi in cambio di lavori"

L'ex sindaco ascoltato dai giudici: "Nessun legame personale con Palazzo Teti. Non ci ho mai messo piede"

"Il legame personale con Palazzo Teti-Maffuccini c'è solo nella testa di chi ha scritto le carte. Personalmente non ci ho mai messo piede". Così l'ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Maria Di Muro che è stato ascoltato nel corso del processo che lo vede imputato per la corruzione per i lavori di riqualificazione del plesso storico sammaritano.

Oggi nuova udienza dinanzi al collegio presieduto dal giudice Roberta Carotenuto del processo che vede alla sbarra con Di Muro, il progettista napoletano Guglielmo La Regina,  l'imprenditore Alessandro Zagaria di Casapesenna, il dirigente del comune di Santa Maria Capua Vetere Roberto Di Tommaso, il professore Vincenzo Manocchio e gli imprenditori di Casal di Principe Francesco e Nicola Madonna

Di Muro ha raccontato gli inizi del progetto "avviato durante l'amministrazione Giudicianni di cui io ero assessore ma l'equilibrio politico finì dopo 7-8 mesi ed io mi dimisi anche perché trovavamo strano che venissero affidati lavori a ditte poco chiare. Comunque sia il consigliere Mastroianni andò in Regione per  recuperare un finanziamento, mentre io ero solo alla ricerca dei numeri per mandarli a casa".

Dopo le elezioni Di Muro diventò sindaco di Santa Maria e "portammo avanti anche i progetti avviati dalla precedente amministrazione. All'epoca c'erano la Prefettura di Caserta e quella di Napoli che controllavano gli atti. Il progetto subì subito una battuta d'arresto per un problema con i pagamenti di un geologo. Per questo i tempi per rendicontare i lavori si strinsero notevolmente e rischiavamo di perdere i finanziamenti". Un problema anche d'immagine: "iniziarono a far circolare la voce che io avrei voluto vedere Palazzo Teti cadere a pezzi mentre per me ogni cantiere che si chiudeva era un successo, un motivo di vanto".

Altro che legami personali, insomma. "Quando la mia famiglia ha acquistato Palazzo Teti fu un investimento immobiliare. Io avevo 22-23 anni e pensavo a tutt'altro, pensavo a divertirmi". Comunque sia per non perdere i fondi "mi sono attivato con esponenti politici tra cui Stefano Graziano ed Umberto Del Basso De Caro che mi rassicuravano al riguardo". 
La gara fu poi vinta da La Regina e secondo la tesi accusatoria grazie ad una mazzetta data all'ex sindaco Di Muro. "Non ho mai chiesto e mai preso soldi per Palazzo Teti - ha tuonato Di Muro - Non mi stancherò mai di ripeterlo".

Poi l'ex fascia tricolore ha spiegato i suoi rapporti sia con Alessandro Zagaria, anch'egli imputato, sia con Loredana Di Giovanni, la gola profonda dell'inchiesta. "Con Alessandro Zagaria c'era una frequentazione - ha detto ancora Di Muro - Andavo spesso alla bouvette che aveva a Capua ed anche al Tempio. Ho conosciuto la famiglia e posso dire che sono tutte persone religiose. Alessandro Zagaria si interessava di politica, spesso sentiva discorsi nell'ambiente dell'università dei giovani appartenenti a gruppi politici di Santa Maria Capua Vetere e me lo diceva". E di politica si parlava spesso al punto che nelle intercettazioni Di Muro riferisce a Zagaria che sta per "finire l'ossigeno". "Il riferimento - ha spiegato in aula - Era alla candidata Daniela Nugnes che stava perdendo voti. In occasioni delle elezioni regionali io portavo Stefano Graziano e Zagaria per compiacermi diceva che portava anche lui Graziano anche se secondo me faceva finta di fare campagna elettorale per questo o quel candidato". Comunque sia Di Muro ha confermato che "Alessandro Zagaria avesse rapporti anche con altri politici".

Di Muro ha poi parlato anche di un episodio in cui avrebbe mostrato timori a farsi vedere in compagnia di Zagaria. "Non è così - ha detto ancora - Mi fece vedere le sue cantine e bevemmo un po'. Al ritorno c'era una volante dei carabinieri e non volevo che ci fermassero. Non avevo motivo di nascondere un'amicizia con Zagaria perché lo ritenevo e lo ritengo una persona perbene".

Sui rapporti con Di Giovanni, invece, Di Muro ha spiegato di averla incontrata come esperta di finanziamenti. "Non le ho mai parlato di Palazzo Teti - ha concluso - o se l'ho fatto era perchè le dissi un po' di progetti della nostra amministrazione. Non le ho mai detto di indicarmi una ditta, al massimo le ho detto che per alcuni interventi erano necessarie ditte di un certo livello. Poi ci fu la vicenda del Durc di La Regina e la invitai a parlare direttamente col dirigente Di Tommaso. Il mio unico interesse era non perdere i fondi".    

Il processo è stato poi rinviato. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Giuseppe Stellato, Angelo Raucci, Giovanni Cantelli, Renato Jappelli, Umberto Pappadia e Giovanni Abet.

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