Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Variante 'Delta', c'è preoccupazione: un test per riconoscerla

Segnalati meno di 10 casi in Campania ma è quella in assoluto più pericolosa

Com'è ormai noto, la temuta variante Delta del Coronavirus – quella inizialmente definita "la variante indiana" – è arrivata anche in Campania. Si tratta di una variante del virus particolarmente trasmissibile, responsabile dell'impennata di contagi che sta colpendo nelle ultime settimane la Gran Bretagna. I casi campani ad oggi conosciuti sono ancora meno di dieci, gli ultrimi tre segnalati tra Ercolano e Massa di Somma mentre in precedenza se ne erano registrati cinque tra Portici e Torre del Greco.

Nuovi test per riconoscerla

La possibilità la variante renda meno efficace il vaccino sta tenendo tutti in apprensione. Anche per questo è in arrivo anche in Italia un test in grado di riconoscerla variante Delta. Questo cerca una mutazione chiamata N501Y, presente in tutte le principali varianti finora note eccetto appunto che nella Delta.
Dalla comunità dei virologi si sono intanto già sollevati appelli come quello di Francesco Broccolo, dell'Università di Milano Bicocca e e direttore del laboratorio Cerba di Milano, cioè di "modificare quanto prima i criteri per lo screening e ad aggiornare i test per la ricerca delle varianti che destano preoccupazioni". Al momento in Gran Bretagna è attivo un monitoraggio su questa variante particolare, mentre in Italia no.

Le tre versioni della variante

Sono tre le versioni attualmente più diffuse della variante Delta, comparsa in India nell'ottobre 2020. Si tratta di una "sorvegliata speciale" dell'Oms, una Voc (dall'inglese Variant of Concern), ossia variante le cui caratteristiche destano particolare preoccupazione.
Delle tre versioni, la B.1.617.2 è la più efficace nel trasmettersi. Questa è già a sua volta mutata, ein una nuova versione identificata in India, nell'Istituto di genomica e biologia integrativa (Igib) del Consiglio nazionale delle ricerche indiano, Csir. Secondo i ricercatori dell'Igib sarebbe già diffusa in alcuni Paesi e avrebbe caratteristiche la potrebbero renderla più resistente sia ai vaccini anti-Covid, sia alle terapie basate sugli anticorpi.

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