Carburante di contrabbando, il business milionario ha sfruttato il Covid: 12 arresti

Altre 8 persone colpite da provvedimenti. Sequestrati 14 milioni di euro

(foto di repertorio)

Dodici ordinanze di custodia cautelare (in carcere e ai domiciliari), 8 misure coercitive obbligatorie (di cui 7 obblighi di dimora e 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) e il sequestro di 3 società, 20 conti correnti, 103 tra auto, rimorchi, cisterne adibite al trasporto di carburanti, autovetture e motoveicoli per un valore complessivo di circa 14 milioni di euro. E' questo il resoconto finale delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Pisa, che hanno consentito di scoprire una maxi frode nel settore del contrabbando di carburanti, autoriciclaggio e ricettazione che ha visto protagoniste una serie di persone residenti nelle province di Caserta, Napoli, Prato e Livorno.

Le indagini

L’intensa attività investigativa, eseguita dal Nucleo di polizia economica finanziaria della guardia di finanza di Pisa e dall’Ufficio Antifrode della Direzione VI – Toscana, Sardegna e Umbria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con la collaborazione dell’Ufficio delle Dogane di Pisa, ha consentito di sgominare una associazione a delinquere dedita al traffico di prodotti energetici per autotrazione, immessi sul mercato in evasione di accisa, all’autoriciclaggio dei relativi proventi illeciti, alla contraffazione di pubblici sigilli e alla falsità in atti pubblici. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa, hanno permesso di accertare che il prodotto petrolifero destinato ad autotrazione è stato ottenuto attraverso la miscelazione di oli e sostanze di varia natura con gasolio e benzina, al fine di celarne la presenza ed al contempo aumentare significativamente il volume del prodotto da immettere sul mercato.

Le investigazioni hanno appurato che le operazioni di miscelazione hanno previsto l’impiego di olio fino al 50% del quantitativo di ogni singolo carico. Il prodotto così ottenuto, definito “olio” dagli accoliti proprio a causa dell’alta percentuale dei prodotti da “taglio”, è stato stoccato, a cura dei vari trasportatori dell’organizzazione, dapprima in un deposito commerciale sito nel pisano e, successivamente, in altri impianti simili dislocati nelle province di Verona e Mantova. Tra l’altro, l’organizzazione ha gestito il deposito pisano per le proprie illecite attività anche dopo la dichiarazione di fallimento della società titolare della relativa licenza fiscale.

Documentazione falsa: scoperti i prestanome

L’introduzione nei depositi riconducibili all’associazione a delinquere è avvenuta in assenza di documentazione giustificativa ovvero con la scorta di documenti (cosiddetti Das) falsi, sui quali è stato apposto anche il timbro dell’Ufficio delle Dogane abilmente falsificato. Per la commercializzazione del prodotto sottratto all’imposta e frutto della miscelazione di olio con gasolio e benzina, sono state utilizzate diverse società, risultate essere meri cartieri, aventi il solo scopo di consentire all’organizzazione di emettere fattura ai clienti ed incassare i pagamenti da essi disposti. I proventi dell’illecita attività sono stati reimpiegati nel traffico di prodotti energetici di contrabbando. Le lunghe e laboriose investigazioni hanno permesso di individuare l’intera organizzazione, dal vertice ai contabili, dai responsabili in loco dei vari depositi ai numerosi trasportatori, dai molteplici prestanomi delle società ai compilatori dei documenti falsi.

Evasi 6,5 milioni di euro di accisa

E’ inoltre emerso che uno dei principali clienti dell’organizzazione ha immesso in commercio il prodotto, nella piena consapevolezza dell’avvenuta sottrazione all’accisa e della reale natura dello stesso. Il soggetto è stato, pertanto, indagato per ricettazione e nei confronti della società, nell’interesse e a vantaggio della quale è stato commesso l’illecito, è stata applicata la normativa sulla responsabilità amministrativa da reato. Allo stato delle indagini l’accisa evasa è pari a circa 6,5 milioni di euro, mentre il totale di prodotto fraudolentemente sottratto all’accisa ammonta a poco più di 9,7 milioni di litri. Al danno erariale, si deve aggiungere l’ulteriore mancato introito per le casse dello Stato dovuto alla mancata corresponsione dell’Iva, nonché il pericolo potenziale per l’ambiente ed i mezzi di trasporto derivante dall’immissione in commercio di prodotti energetici non a norma, che ignari consumatori hanno acquistato presso distributori di carburanti presenti sul territorio nazionale.

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Il business milionario ha sfruttato il Covid

L’attività illecita, considerato il volume di prodotto illegalmente commercializzato, ha causato anche un’inevitabile distorsione del mercato, penalizzando operatori onesti già provati dalla grave crisi che ha colpito il settore. Anzi, è stato accertato che l’associazione a delinquere, all’indomani dell’emergenza nazionale legata all’epidemia da coronavirus, ha incrementato sensibilmente i traffici illeciti di prodotti da destinare ad autotrazione, sfruttando i prezzi concorrenziali del prodotto commercializzato e la libera circolazione dei beni di prima necessità, tra i quali rientrano anche i carburanti.

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