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23 ARRESTI Un funzionario infedele della Dogana al centro del business milionario

I prestanome dei capi Cervino e Galotta intascavano mille euro al mese

Quattro sistemi di frode per consentire al gruppo criminale di fare soldi con la vendita in nero di alcolici di contrabbando provenienti in larga parte dall’Est Europa, in particolare da Bulgaria, Slovacchia, Serbia fino a spingersi in Azerbaijan. È così che operava l’associazione a delinquere transnazionale sgominata dal Nucleo di polizia economica-finanziaria della guardia di finanza di Caserta, che ha scoperto come a capo del gruppo ci fosse il casertano Francesco Cervino, dominus coadiuvato dalla moglie Paola Baldissara e dal napoletano Michele Galotta.

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Un ruolo fondamentale nella gestione dei traffici illeciti lo aveva Daniele Di Blasi, 50enne funzionario in servizio presso la SOT dell’Agenzia delle Dogane di Trieste, finito in carcere. Come emerso dall’inchiesta è il ‘funzionario infedele’ a consentire il primo metodo di frode, tramite le false esportazioni verso Paesi fuori dall’Unione Europea: il prodotto inviato da depositi comunitari in sospensione di imposta veniva fatto transitare in depositi fiscali italiani che lo destinavano, solo apparentemente, all’esportazioni verso Paesi extra UE con un documento di accompagnamento che veniva “chiuso” grazie proprio alla compiacenza del funzionario doganale infedele. In realtà la merce veniva destinata al mercato nero nazionale e, marginalmente, anche comunitario. Di Blasi restava in contatto e veniva adeguatamente pagato dall’organizzazione tramite due intermediari, Pietro Morello, 47enne residente a Bassano del Grappa (Padova), ed Emanuele Morbiato, 41enne di Piazzola su Brenta (Padova), entrambi arrestati e finiti in carcere.  

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L’associazione a delinquere si serviva inoltre di diversi prestanome per l’intestazione delle società utilizzate, i ‘finti’ rappresentati legali che coprivano Francesco Cervino e Michele Galotta quali veri amministratori di fatto delle aziende colpite da perquisizione e sequestro. Dalle indagini è emerso che nei confronti dei numerosi prestanome utilizzati dal duo Cervino/Galotta veniva disposto il pagamento di circa mille euro al mese come 'stipendio' per le mansioni svolte. I prestanome finiti in manette manette sono: P. L., 52 anni di Frattamaggiore, prestanome di Francesco Cervino; C. D.A., 30 anni di Volla, prestanome di Michele Galotta; G. D. N., 38 anni di Portici, prestanome di Michele Galotta; G. C., 45enne di Capodrise, prestanome per Francesco Cervino; S. M., 60 anni di Castellammare di Stabia, prestanome di Michele Galotta; E. M., 51 anni di Nola, prestanome di Michele Galotta; M. P., 45 anni di Giugliano, prestanome di Francesco Cervino. Per I. S., 44 anni di Mariglianella, e C. M., 51 anni di Volla, entrambi prestanome di Galotta, è scattato invece l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 

Ben diversa invece la retribuzione nei confronti dei proprietari dei depositi fiscali coinvolti nella frode. Per questi infatti lo ‘stipendio’ dipendeva dalla concentrazione del prodotto alcolico che gestivano nell’ambito della frode. In pratica maggiore era il tasso alcolico e pià alta era la ‘commissione’ che ricevevano da Cervino e Galotta.

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