Contatti col clan, perquisita la cella del pasticciere di Zagaria

Santoro aveva chiesto gli arresti domiciliari ma la Cassazione lo lascia in carcere

Michele Zagaria

Ha ancora contatti con la criminalità organizzata al punto da destare sospetti che hanno portato ad 14 perquisizioni, tra il 2017 ed il 2018, della sua cella al carcere di Carinola. E' quanto emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso di Giuseppe Santoro, 51 anni di San Cipriano, titolare di alcune pasticcerie e ritenuto vicino al boss dei Casalesi Michele Zagaria.

Santoro aveva invocato il beneficio degli arresti domiciliari in merito ad una condanna a 4 anni, con sentenza del 2013, su cui il Magistrato di Sorveglianza aveva già espresso il proprio diniego in considerazione della "pericolosità sociale" del pasticciere. Pericolosità sociale che si fonda su diverse informative dei carabinieri, in ultimo quella che ha portato al rinvio a giudizio per intestazione fittizia di beni. Tra i documenti, però, spunta anche una nota della Dda di Bologna su un procedimento pendente "nell'ambito del quale è emersa l'attualità dei contatti del ricorrente con la criminalità organizzata". Contatti pericolosi al punto da determinare una perquisizione della cella di Santoro.

Per la Suprema Corte, dunque, è stata valutata correttamente "perdurante attualità della pericolosità del Santoro, ostativa di misure premiali, all'esito di un percorso argomentativo coerente e immune da vizi logico-giuridici, che non è perciò sindacabile dalla Corte di legittimità". Per questo il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

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