Il contabile del clan inguaia il boss: "Senza di lui non si muove una foglia"

La lunga testimonianza di Cristian Sgnaolin nel processo ai Casalesi del Veneto. La lite nella discoteca brasiliana evitata mostrando un numero di telefono: "Conosco persone di Casal di Principe"

Il maxi processo di Venezia

Un diverbio in una discoteca di Rio de Janeiro con alcuni napoletani e il numero in rubrica di Antonio Buonanno come passepartout di mafiosità. E' questo il tenore di un episodio raccontato da Cristian Sgnaolin, il contabile del boss dei Casalesi di Eraclea Luciano Donadio, diventato collaboratore di giustizia. 

"A Eraclea senza Donadio non si muove una foglia"

Sgnaolin è stato il primo dei tanti imputati a fare il salto e posizionarsi dal lato degli inquirenti raccontando i meccanismi della cupola veneziana, fondata sulla violenza e sull'intimidazione ma anche sulla capacità di infiltrare il tessuto imprenditoriale del Nord Est. Il contabile ha raccontato nel corso delle ultime udienze (la sua testimonianza al momento non è ancora conclusa dopo oltre 3 udienze) che nella zona di Eraclea "non si muoveva una foglia senza che lo sapesse Donadio". 

"Donadio non era un usuraio" ma poi il pentito si tradisce

Sgnaolin ha raccontato come il boss Donadio non fosse un usuraio. I proventi delle attività illecite, secondo la versione del pentito, erano suddivisi tra Luciano Donadio e Raffaele Buonanno. Buonanno, però, avrebbe praticato anche l'usura. Nel corso della sua deposizione, però, Sgnaolin ha ammesso di aver contratto debiti, a causa del suo elevato tenore di vita, per circa 150mila euro con Donadio e di aver pagato interessi. Alla domanda del pm su questa discordanza nella sua versione il pentito ha spiegato che l'usura veniva praticata solo a lui. 

Le truffe ai danni dello Stato

Sgnaolin ha rivelato anche il sistema per ingneti truffe ai danni dello Stato perpetrate sia alterando i modelli F24 (modificati graficamente) sia attraverso false attestazioni per incassare il bonus Renzi e fondi europei con i proventi che venivano suddivisi tra lo stesso Sgnaolin insieme con Donadio ed Antonio Puoti (anche lui sentito in veste di dichiarante).

La lite nella discoteca brasiliana

Sgnaolin, che ha spiegato di non far parte di un clan di tipo mafioso, ha poi raccontato un episodio avvenuto in una discoteca di Rio de Janeiro. Dopo una lite con alcuni turisti napoletani il contabile del clan avrebbe mostrato il numero in rubrica di Antonio Buonanno. A quel punto fu ospite della comitiva per la serata. Il processo riprenderà la prossima settimana. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Brollo, Stellato, Antonio Forza, Stefania Pattarello e Gentilini. 

Il processo vede alla sbarra una quarantina di imputati tra cui Luciano Donadio, considerato il boss di Eraclea, Raffaele ed Antonio Buonanno di San Cipriano d'Aversa ed Antonio Pacifico, di Casal di Principe. Secondo quanto emerso dalle indagini il gruppo, guidato da  Donadio e Raffaele Buonanno, si era insediato nel Veneto dagli anni '90 andando a rilevare le attività che erano sotto l'egemonia della Mala del Brenta. In questo modo il gruppo legato al clan dei Casalesi, fazione Bidognetti, era riuscito a conquistare il controllo del tessuto economico veneto, dall'edilizia alla ristorazione, oltre ad imporre un "aggio" per il narcotraffico e lo sfruttamento della prostituzione. L'organizzazione criminale, dedita all'usura ed all'estorsione, avrebbe destinato, secondo gli inquirenti della Dda, parte dei proventi illeciti per sostenere i carcerati di alcune famiglie storiche del sodalizio Casalese. 

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