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Concorsi superati con il "trucco" dell'algoritmo: 10 condannati

La sentenza per il filone relativo alle selezioni per la polizia penitenziaria della maxi inchiesta sui concorsi truccati

Si conclude con 10 condanne il filone riguardante il concorso per la polizia penitenziaria nato dalla maxi inchiesta sulle selezioni pubbliche, in particolare quelle per l'ingresso nelle forze dell'ordine e delle forze armate, passate con il "trucco" dell'algoritmo. 

Il gup D'Auria, della decima sezione del tribunale penale di Napoli, all'esito del processo con abbreviato ha inflitto 1 anno e 6 mesi per Carolina Caiazzo; 1 anno e 6 mesi per Giuseppe Claudio Fastampa; 1 anno e 10 mesi per Daniele Caruso; 1 anno e 4 mesi per Funiciello; 1 anno e 4 mesi per Raffaele Russo; 1 anno e 6 mesi per Sabato Vacchiano; 1 anno e 6 mesi per Enrico Valea; 1 anno e 6 mesi per Giuseppe Zarrillo di Capodrise; 1 anno e 6 mesi per Ciro Fiore. Per tutti gli imputati è caduta l'accusa di associazione a delinquere essendo già stati giudicati per lo stesso reato mentre sono stati assolti per la truffa con le condanne che sono arrivate esclusivamente per le accuse di ricettazione e violazione della legge speciale per i concorsi. Il giudice ha concesso a tutti gli imputati il beneficio della sospensione della pena. Hanno retto dunque le tesi dei difensori  - gli avvocati Federico Simoncelli, Pasquale Delisati, Walter Mancuso, Michele Motti, Luigi Imperato, Mario Angelino, Fruggieri e Filippelli - che sono riusciti ad ottenere pene "miti" per i loro assistiti scardinando l'impianto accusatorio quasi nella sua totalità. Nel corso della sua requisitoria il pm Antonello Ardituro aveva chiesto pene ben più severe, tra i 3 ed i 5 anni di reclusione. 

Le indagini hanno fatto emergere l'ideazione da parte di un ingegnere (della società che si occupava di predisporre i questionari per la selezione) di elaborare un algoritmo applicabile alla maggior parte dei quesiti somministrati e consistente in una combinazione di 4 componenti numeriche da sommare tra loro, il cui risultato totale serviva a individuare, tra le possibili risposte, quella esatta. Algoritmo che veniva venduto con una dispensa in modo da garantire ai candidati la quasi certa promozione al concorso. 

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