Concorsi truccati, la Procura chiede 4 anni per Zarrillo

E' accusato di aver fatto parte di un'organizzazione criminale che riusciva a far passare i test a chiunque pagava. Ha scelto il rito abbreviato insieme ad altri quattro imputati

Rischia una condanna a quattro anni di carcere Giuseppe Zarrillo, 54 anni originario di Marcianise ma residente a Capodrise, dipendente civile del Ministero della Difesa, accusato di aver preso parte ad un'associazione a delinquere finalizzata L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e altri gravi reati commessi in relazione alle procedure afferenti il reclutamento di 2.013 Volontari in Ferma prefissata quadriennale per il 2016 nelle Forze Armate, articolato in due immissioni. Questa mattina si è svolta l'udienza col rito abbreviato davanti al giudice per le udienze preliminari D'Auria del tribunale di Napoli, e la Procura ha chiesto cinque condanne (tra i 2 anni e sei mesi ed i quattro anni) per gli imputati. 

Le indagini hanno fatto emergere l’ideazione da parte di Claudio Testa (ingegnere informatico e responsabile della IRP Srl, società incaricata di predisporre i questionari della prova scritta di cultura generale prevista dalla menzionata procedura reclutativa) e di Stefano Cuomo (Capo di 1^ classe, della Capitaneria di Porto) di un articolato meccanismo fraudolento (entrambi hanno scelto di essere processati col rito ordinario). Il funzionamento di tale meccanismo, divulgato a terzi dallo stesso Cuomo unitamente a Fabio Ametrano (militare della marina militare), dietro corrispettivo, alcuni giorni prima dell’inizio della prova selettiva in parola e oggetto di successiva compravendita da parte di alcuni personaggi-chiave coinvolti a vario titolo nell’indagine, operanti talora attraverso lo schermo di scuole di formazione (tra cui Auricchio, D’Amelia, Fastampa, Fiore, Masiello, Russo, Vacchiano e Zarrillo), ha consentito a un numero cospicuo di concorrenti (sia della prima che della seconda immissione) di superare la prova di cultura generale; esso consisteva in due stratagemmi: un vero e proprio “algoritmo”, applicabile alla maggior parte dei quesiti somministrati e consistente in una combinazione di 4 componenti numeriche da sommare tra loro, il cui risultato totale serviva a individuare, tra le possibili risposte, quella esatta; una dispensa o pandetta recante, per le materie non coperte dal citato “algoritmo”, un estratto della banca dati pubblica, compendiante un numero limitato di quesiti identici o comunque analoghi a quelli destinati a comporre i questionari da somministrare.

Grazie al materiale illecito di cui hanno avuto la disponibilità la quasi totalità dei concorrenti emersi nel corso delle indagini che ha sostenuto la prova scritta sino al 5 luglio 2016 è riuscita a superare la prova selettiva. Avendo ottenuto l’idoneità nelle successive fasi concorsuali, 43 di tali concorrenti sono stati inseriti nelle graduatorie di merito delle singole Forze Armate; di costoro, 39 sono stati utilmente collocati tra i vincitori di concorso (30 per l’Esercito, 5 per l’Aeronautica Militare, 4 per Marina Militare e Capitaneria di porto). Il trucco è stato svelato grazie alla denuncia di un concorrente di Caserta che ha deciso di svelare tutta l'illegalità che si celava dietro la preparazione di questi concorsi.

L'udienza è stata rinviata a fine settembre per le arringhe dei difensori. Nel collegio ci sono gli avvocati iovanni Abet, Federico Simoncelli, Pasquale Delisati, Vittorio Giaquinto.

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