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La donna ha denunciato i maltrattamenti

La donna ha denunciato i maltrattamenti

"Il mio compagno mi picchia": il giudice non le crede e lo scarcera

Non convalidato l'arresto del 28enne per mancanza di prove: "La vittima non è attendibile"

Offese, minacce di morte ma anche aggressioni fisiche. Episodi che una donna di Teano ha messo nero su bianco in una denuncia sporta nei confronti del suo compagno, G.C., 28 anni di Pietravairano. Una condotta che aveva portato all'arresto dell'uomo ma il giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere non ha creduto alla versione della vittima e non ha convalidato il provvedimento dei carabinieri dispondendo la liberazione del 28enne. 

Tutto ha inizio lo scorso 15 gennaio quando la donna, ormai esausta per il comportamento del convivente con il quale ha avuto due figlie, si è recata dai carabinieri di Vairano Scalo raccontando il suo "inferno" domestico. Ha spiegato come i due abbiano iniziato la loro storia 8 anni fa ma solo negli ultimi 3 anni qualcosa era cambiato nell'uomo che credeva di amare. Ha iniziato ad offenderla, deriderla, picchiarla, anche in presenza delle figlie minorenni. 

Qualche giorno fa si è verificato l'episodio che ha fatto traboccare il vaso. La madre del 28enne aveva bisogno di soldi, secondo la versione della vittima, per l'acquisto di un'auto. Per questo l'uomo si rivolge alla compagna chiedendo di anticipare una somma di 600 euro (la donna lavora part time in un bar per una paga di 450 euro mensili). Per questo ha rifiutato di anticipare i soldi. E così, martedì scorso, la donna è stata aggredita. Prima sarebbe stata colpita con un pugno, poi l'uomo le avrebbe tirato di tutto dietro, un centro tavola in ceramica ma anche un mattarello da cucina (mancandola sempre). 

Un racconto che ha portato i carabinieri ad arrestarlo ma il giudice Rosaria Dello Stritto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha rimesso in libertà il 28enne, difeso dagli avvocati Ida Lanzone e Vincenzo Russo. Per il giudice l'arresto non è valido in quanto avvenuto in assenza della flagranza di reato.

Per il giudice, inoltre, la donna non è attendibile. Mancano agli atti prove documentali, riscontri (come ad esempio certificati medici) al suo racconto. E nemmeno un'escoriazione al naso basta: potrebbe essersela provocata da sola. Insomma mancano indizi tali da applicare la misura cautelare degli arresti domiciliari, come richiesta dal pm d'udienza. Per questo l'uomo è tornato libero.       

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