Il libro mastro di Ciccio e' Brezza: "Consegnai a Carmine Zagaria 80mila euro"

I soldi delle società del colletto bianco pentito confluivano nelle casse del clan. Prelievi da 50mila euro con la complicità di banchieri amici

L'imprenditore Francesco Zagaria

Nomi di politici, imprenditori ma anche cifre destinate alla cassa del clan e consegnate in contanti a Carmine Zagaria, fratello del capoclan Michele Zagaria. E' quanto contenuto nel 'libro mastro' di Francesco Zagaria, l'imprenditore di Casapesenna trapiantato a Capua, ritenuto essere il colletto bianco del clan dei Casalesi, oggi collaboratore di giustizia. 

Zagaria dopo l'inizio della sua collaborazione ha fatto rinvenire i suoi appunti agli inquirenti, nascosti sotto un mobile all'interno di un appartamento. Su quei manoscritti nomi e cifre. Riguardo il suo apporto economico al clan "consegnai a Carmine Zagaria, mi ricordo bene, un poco prima del suo arresto gli dovevo consegnare o li consegnai 70-80 mila euro che facemmo un resoconto di tutti i lavori - ha detto Ciccio 'e Brezza - Io andavo là e Carmine Zagaria mi chiedeva l’estorsione, cioè Carmine Zagaria quando mi chiedeva: “quali lavori stai a fare?”, facevamo un forfait perché io tengo un sacco di amici che appartenevano al clan, stanno tutti in galera, come vi ho detto, erano amici miei strettissimi".

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Complessivamente, Zagaria avrebbe versato nelle casse del clan "minimo 400mila euro" dal 2000 fino al suo arresto nel 2019. I soldi della provvista versata nelle casse del sodalizio criminale arrivavano appunto dalle sue società, "la Prisma Costruzione e la FZ" ma anche da entrate illecite come "il gioco d'azzardo". I soldi, secondo quanto ha detto Ciccio e' Brezza, venivano prelevati in contanti dai conti delle aziende edili e portati a Casapesenna. Ogni prelievo era anche superiore a "50-60mila euro" con la complicità di direttori di banca 'amici', in particolare uno di un istituto di credito di Santa Maria Capua Vetere. 

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