Venerdì, 12 Luglio 2024
Cronaca Casal di Principe

Il 'potere' di Cosentino dentro e fuori dal carcere: nessuno sconto per l'ex sottosegretario

La Suprema Corte nega il vincolo della continuazione per il politico casalese

Nessuno sconto di pena per Nicola Cosentino, ex sottosegretario  all'Economia del Governo Berlusconi. E' quanto stabilito dalla prima sezione della Corte di Cassazione presieduta da Vito Di Nicola in merito al ricorso proposto dal politico di Casal di Principe, avverso l'ordinanza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che negava il vincolo della continuazione.

Nicola Cosentino in pratica ha proposto ricorso alla Suprema Corte richiedendo il riconoscimento della continuazione tra due reati, cioè il reato di concorso esterno in associazione mafiosa (clan dei Casalesi), realizzato con condotta perdurante perlomeno dal 2009, e quello di corruzione per aver nel corso della custodia cautelare in carcere corrotto  un agente della polizia penitenziaria, procurandogli a mo' di retribuzione, l'assunzione dei familiari presso una cooperativa gestita da persone legate politicamente al recluso, in cambio di trattamenti di favore (l'ingresso in carcere di un tablet e di svariati chilogrammi di mozzarella). 

Il giudice dell'esecuzione quindi già escludeva l'identità del disegno criminoso rilevando il carattere estemporaneo della condotta criminosa della corruzione del pubblico ufficiale non riconducibile a una anticipata e unitaria programmazione.

 Per i legali di Cosentino il giudice di merito non avrebbe tenuto conto della tesi secondo cui lo stesso avrebbe strumentalizzato a fini illeciti volgendolo a una logica di scambio il proprio potere  politico e istituzionale (barattando i suoi servigi contro voti nel reato associativo e contro illeciti vantaggi nel reato di corruzione), avvalendosi della medesima rete di stabile relazione. Non sarebbe dunque vero sostengono i legali "che la  corruzione non fosse preventivabile anteriormente alla detenzione, essendo essa collegata alla stessa figura di uomo politico e di potere che l'interessato da sempre esercitava".

Per gli ermellini il ricorso è respinto poichè manca "il filo unitario della condotta criminosa". A parere della Corte, "Cosentino non poteva ragionevolmente sapere quando iniziò a fiancheggiare il clan dei Casalesi prima del 2009 se e quando sarebbe stato inquisito e arrestato, nè se avrebbe avuto necessità in carcere di comprare i favori della custodia nè quale tipologia generale di accordo corruttivo mettere in campo".

Per tali motivazioni il ricorso è inammissibile. Richiesta di inammissibilità avanzata anche dal sostituto procuratore generale Fulvio Baldi.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il 'potere' di Cosentino dentro e fuori dal carcere: nessuno sconto per l'ex sottosegretario
CasertaNews è in caricamento