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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Casal di Principe

Fabbricati e quote societarie del 'colletto bianco' dei Casalesi, annullata la confisca

La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo giudizio per accertare la riconducibilità dei beni sotto sequestro

Terreni, fabbricati e quote societarie sequestrati all'ex moglie e ai figli di Gennaro De Angelis, imprenditore 80enne, 'emigrato' nel Basso Lazio, per gestire gli affari del clan dei Casalesi col placet di Nicola Schiavone. La Corte di Cassazione vuole vederci chiaro e rinvia gli atti alla Sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Roma che dispose la confisca.

La sesta sezione della Corte di Cassazione presieduta da Gaetano De Amicis si è pronunciata sui ricorsi presentati  dai congiunti dell'incaricato della consorteria criminale casalese, avverso il decreto emesso dalla Corte di Appello di Roma Sezione Misure di Prevenzione, che confermò il decreto col quale il tribunale di Frosinone dichiarò inammissibile l'istanza di revoca della confisca. 

In pratica furono sequestrati terreni, fabbricati e quote della società 'Immobiliare 2005', intestati ai ricorrenti ma ritenuti nella disponibilità di De Angelis loro congiunto e presunto affiliato al clan dei casalesi. Difatti l'imprenditore 80enne, venne coinvolto nell'inchiesta 'Giada' della guardia di finanza sulla cellula operativa dei Casalesi nel Basso Lazio. Per gli inquirenti De Angelis gestiva numerosi autosaloni per conto di Nicola Schiavone. Il blitz delle fiamme gialle portò al sequestro di un patrimonio dei sodali di 80 milioni di euro. Tra il patrimonio illecito per i magistrati antimafia confluirono anche i beni dei congiunti di De Angelis. Patrimonio acquisito attraverso una finta liberalità dei terreni e conseguenti fabbricati a camuffare una vendita.

Il legale dei ricorrenti l'avvocato Pasquale Bartolo, però ha eccepito delle incongruenze nelle valutazioni prima del tribunale del frosinate e poi dei giudici di appello capitolini. 

Assunto che ha portato il presidente De Amicis della sesta sezione della Suprema Corte a ritenere che "i giudici di appello non hanno verificato la disponibilità di fatto degli immobili di Castrocielo, e della società di cui sono state confiscate le quote in capo a Gennaro De Angelis".

Per tale motivo è stato disposto l'annullamento del decreto impugnato con rinvio per un nuovo giudizio alla Corte di Appello di Roma Sezione Misure di Prevenzione.

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