Cronaca

CASALESI La Cassazione blocca 2 arresti, le accuse dei pentiti non bastano

La palla torna al Riesame. Resta il nodo sul capo di imputazione

Luigi Moschino

Dovrà pronunciarsi nuovamente il tribunale del Riesame di Napoli sulla richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura della Dda a carico di 2 indagati per associazione camorristica a sostegno del clan Bidognetti. A rischiare l’arresto sono Mario F., 43 anni, e Francesco P., 41 anni. Dopo che il gip del tribunale di Napoli aveva respinto le richieste di arresto nei loro confronti, al Riesame era arrivata la svolta col sì alla custodia cautelare in carcere. Decisive, per tale obiettivo, sono risultate le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Antimo Di Donato e Luigi Moschino, che avevano indicato i 2 indagati come “persone vicine” a Massimo Perrone, il capo (con l’avallo di Michele Bidognetti) della Nuova Gerarchia del clan dei Casalesi, condannato nei giorni scorsi in primo grado proprio per associazioni camorristica. 

La Cassazione, però, ha bloccato l’arresto dopo il ricorso degli avvocati degli indagati. Il nodo è, soprattutto, relativo al capo di imputazione. La Dda ha chiesto l’arresto per associazione camorristica, ritenendoli dunque intranei al clan; ma dalle dichiarazioni dei pentiti e dalle intercettazioni a disposizione emerge il “loro intervento” solo per una estorsione ai danni di imprenditore dell’agro aversano, fatto questo che farebbe propendere per un possibile “concorso esterno” e non una partecipazione diretta al gruppo che faceva capo agli eredi di Bidognetti.

“Gli elementi indiziari - scrivono i giudici della Cassazione nelle motivazioni rese note pochi giorni fa - consentono di affermare che i due indagati, già all'epoca in cui venivano svolte le indagini relativi all'estorsione in questione, in virtù del rapporto privilegiato intrattenuto con Perrone, gravitavano nella fazione del clan dei Casalesi facente capo alla famiglia Bidognetti. Tuttavia, a fronte di tali convergenti elementi indiziari, il provvedimento impugnato non faceva chiarezza sulla natura del contributo causale prestato alla consorteria in esame, rispetto alla quale appariva indispensabile affrontare preliminarmente il problema dell'affiliazione dei due soggetti al clan Gallo, così come riferita dal collaborante Antimo Di Donato. 

Ricostruito in questi termini il contributo fornito alla fazione del clan dei Casalesi facente capo alla famiglia Bidognetti, non può non rilevarsi che, sul ruolo svolto dagli indagati rispetto alla sfera di opera di operatività di tale sodalizio camorristico, il percorso argomentativo seguito dal Tribunale del riesame di Napoli appare incoerente e non risulta supportato dalle emergenze indiziarie. Infatti, sulla base delle risultanze processuali richiamate dal Tribunale del riesame di Napoli, non si comprende se il contributo fornito dagli indagati al sodalizio camorristico egemonizzato da Massimo Perrone ne comportava l'inserimento organico alla stessa consorteria ovvero - presupposta l'affiliazione dei ricorrenti al clan Gallo - tale apporto doveva essere ricondotto all'alveo del concorso esterno, così come ricostruito da questa Corte”. Per questo motivo l’ordinanza di custodia cautelare viene annullata con rinvio degli atti al tribunale del Riesame che dovrà nuovamente valutare gli atti a disposizione.

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