Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Casal di Principe

Casalesi in Veneto, rapina ad imprenditore 'sentita' in diretta dalla polizia

Gli inquirenti beccarono il nipote di Donadio all'interno del garage della vittima. L'organizzazione del colpo intercettata con le microspie

Nel corso delle indagini sulla cellula del clan dei Casalesi di Eraclea gli inquirenti intercettarono il piano per una rapina ai danni di un imprenditore. Un piano che venne sventato dall'intervento delle forze dell'ordine che intercettarono la banda che faceva capo a Luciano Donadio, il presunto boss del gruppo veneto, all'interno del garage dell'imprenditore che doveva essere rapinato. 

Lo ha riferito un ispettore della polizia nel corso del maxi processo in corso nell'aula bunker del tribunale di Venezia. Secondo quanto ricostruito un gruppo di serbi avrebbe ricevuto da una guardia giurata che svolgeva servizio di vigilanza presso la villa dell'imprenditore la notizia di una cospicua somma di denaro all'interno dell'abitazione: circa mezzo milione di euro. Informazioni che vennero date a Donadio che insieme con il nipote, Giacomo Fabozzi (già con esperienza nel settore delle rapine), e ad Antonio Puoti organizza il colpo. Le riunioni operative, però, sono costantemente monitorate dalla polizia che aveva installato le microspie proprio negli uffici di Donadio. 

Vengono appresi i dettagli sui sopralluoghi e la data del colpo: "Bisogna farlo venerdì questo", si sente. "Abbiamo un'altra persona che viene con lui dentro, lui spiega tutto, è sicuro, 100%", riferisce uno dei serbi a Donadio che chiede rassicurazioni sui complici del nipote e sulla loro affidabilità: "Se parla uno di me vado a casa sua, cioè dalla mamma, dal fratello, dalla sorella, io non so se mi spiego", replica Donadio. 

L'imprenditore quel giorno - il 27 marzo del 2015 - aveva un appuntamento di lavoro a Milano e la banda avrebbe approfittato della presenza della sola moglie in casa. Quando la donna sarebbe uscita per accompagnare il figlio si sarebbero introdotti nel garage per poi attenderla e farsi aprire la cassaforte. Ma ad attenderli in garage c'è la polizia che arresta gli autori del colpo. Nell'occasione Fabozzi aveva una pistola del 1935 in cattivo stato di conservazione. Dopo l'arresto del nipote Donadio si attivò per tirarlo fuori di prigione cercando un avvocato e trovandogli un lavoro. 

Nel corso dell'udienza è stato sentito anche un uomo al quale sarebbe stato intestato fittiziamente un immobile a Casal di Principe, di cui era proprietario proprio Donadio. Sentita anche una vittima di usura. Il processo si è aggiornato ad inizio settembre. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Brollo, Stellato, Antonio Forza, Stefania Pattarello e Gentilini. 

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