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Il processo nell'aula bunker di Venezia

Il processo nell'aula bunker di Venezia

Soldi dei Casalesi del Veneto, prestito ripagato con i divani

Imprenditrice si indebita con Donadio poi fa arrestare gli scagnozzi del boss

Un prestito, un conto corrente "svuotato" ed un tentativo di estorsione. Tutto avvenuto nel 2004 quando con l'accusa di estorsione finirono in manette Buonanno e Cristian Sgnaolin. I due vennero poco dopo scarcerati ed il processo venne archiviato ma la vicenda - alla luce delle nuove accuse contro la presunta cellula del clan dei Casalesi del Veneto - è stata rievocata nel corso del processo che si sta celebrando nell'aula bunker del tribunale di Venezia contro il gruppo guidato dal boss Luciano Donadio

Secondo quanto raccontato da un luogotenente dei carabinieri Donadio, negli anni novanta, aveva prestato 20 milioni di euro ad una sua amica imprenditrice, titolare di un negozio di arredamento. La cifra non venne restituita e la donna ripagò il boss con due divani. Successivamente, però, si rivolse nuovamente a lui.

Era nuovamente caduta in disgrazia e nessuno voleva più fargli credito. Così venne aperto un conto corrente, intestato fittiziamente ad una casalinga, di cui era garante Donadio. La casalinga firmò una serie di assegni in bianco che consegnò all'imprenditrice che iniziò a movimentare il danaro. Il fido era di 20mila euro ma venne ampiamente superato con l'emissione di assegni per circa 30mila euro. 

Fu il direttore della banca ad accorgersi che qualcosa non andasse. Così intervenne nuovamente Donadio che coprì la somma. Nei mesi successivi, però, il boss avrebbe mandato due suoi uomini di fiducia per farsi consegnare il denaro dall'imprenditrice. Venne fissato un appuntamento a cui andarono, appunto, Sgnaolin e Buonanno. Ad attenderli, però, c'erano i carabinieri che li arrestarono per estorsione (la donna consegnò ai due la somma di 400 euro). Il procedimento che ne scaturì è stato archiviato (l'accusa venne derubricata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni ed è caduta in prescrizione) ma la vicenda è tornata al centro dell'attenzione in udienza. 

Sul banco dei testimoni, oltre all'ufficiale dei  carabinieri, sono sfilati anche l'imprenditrice, ormai 77enne, ed il suo socio che tra vari "non so" e "non ricordo" hanno con fatica ricostruito l'accaduto ad una distanza di 16 anni. Il processo riprenderà fra un paio di settimane. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Brollo, Stellato, Antonio Forza, Stefania Pattarello e Gentilini. 

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