Casalesi in Veneto: "Pistola e marchi della Germania dell'Est nascosti nell'auto"

La testimonianza di un finanziere che fermò Morabito ad un posto di blocco. Ragazzino picchiato a sprangate dopo una lite

Il processo nell'aula bunker di Venezia

Spedizioni punitive, prostitute assunte nelle imprese di pulizia ma anche un'ipotesi relativa ad un possibile reimpiego di marchi della Germania dell'Est (DDR). Sono questi alcuni dei temi trattati nel corso del processo alla frangia del clan dei Casalesi che, guidata dal boss Luciano Donadio, aveva infiltrato l'area di Eraclea, in Veneto.

Un'udienza lunghissima quella celebrata con diversi testimoni che sono sfilati dinanzi alla corte presieduta dal giudice Stefano Manduzio nell'aula bunker del tribunale di Venezia. Tra gli episodi emersi ancora una volta quello del pesteggio subito da un giovane da parte della gang di Adriano Donadio, il figlio del boss, dopo qualche apprezzamento di troppo alla fidanzata del ragazzo. Ma c'è anche un altro episodio finito all'attenzione dei giudici. Il pestaggio di un ragazzo marocchino, avvenuto 10 anni fa. Il ragazzo, all'epoca minorenne, venne pestato con le spranghe da un gruppo di una decina di persone, tra cui anche Claudio ed Adriano Donadio, dopo una lite avvenuta tra un suo connazionale ed un altro giovane del posto. 

Singolare, invece, la circostanza raccontata da un maresciallo della guardia di finanza che ha testimoniato in aula. Durante un posto di blocco al casello di San Donà del Piave fermarono Pietro Morabito, 59 anni di Reggio Calabria anche lui finito sotto inchiesta. Dai controlli l'uomo venne trovato con una pistola, per la quale aveva anche il porto d'armi, ma anche marchi della Ddr. In quella circostanza l'uomo, accusato di far parte del gruppo di Donadio, riferì ai finanzieri di aver trovato quelle banconote in spiaggia, circostanza al momento ancora senza riscontro. 

Infine, è stata sentita una delle tante squillo assunte fittiziamente nell'impresa di pulizie di Donadio per avere il permesso di soggiorno. La ragazza ha riferito che aveva avuto contatti con Antonio Basile (anche lui indagato) che aveva procurato il contratto di lavoro anche se non sapeva quale fosse il nome della ditta in cui era stata assunta e di cosa si occupasse. Il processo riprenderà fra una settimana. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Brollo, Stellato, Antonio Forza, Stefania Pattarello e Gentilini. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Vinti 14mila euro nel casertano: centrato un terno al Lotto

  • La Campania può diventare 'zona arancione' nelle prossime 48 ore

  • Va in ospedale per una colica renale ma finisce in tragedia: muore 40enne

  • Imprenditore casertano ubriaco alla guida uccide 37enne

  • Il sindaco non ha più la maggioranza: bilancio bocciato. Dopo 18 mesi finisce l'era Golia

  • Altre 8 vittime del virus nel casertano ma i nuovi positivi sono in calo

Torna su
CasertaNews è in caricamento