Casalesi in Veneto, le lettere alla ex moglie "inguaiano" il nuovo pentito

Ha accusato la donna in aula davanti ai giudici ma nelle missive inviate dal carcere la scagiona

Il processo nell'aula bunker al tribunale di Venezia

Le lettere dal carcere del neo collaboratore di giustizia lette in aula dall'avvocato della ex moglie. E' quanto accaduto oggi nel corso del processo per le infiltrazioni del clan dei Casalesi in Veneto, in particolare quelle del gruppo guidato dal boss Luciano Donadio

Nel corso della giornata di oggi è proseguita l'escussione del nuovo collaboratore di giustizia Girolamo Arena, 38enne palermitano trapiantato a Fossalta di Piave, che ha concluso l'esame dei pm Terzo e Baccaglini parlando della disponibilità di armi da parte del sodalizio camorristico. Ma il piatto forte di giornata è stato il controesame delle difese (che proseguirà martedì), in particolare quello dell'avvocato Calo, difensore (in sostituzione del collega Petrelli) di Michela Basso, ex moglie proprio di Arena ed anche lei alla sbarra degli imputati. La donna per un periodo è stata la segretaria di Luciano Donadio e, secondo quanto riferito in aula da Arena, sarebbe stata a conoscenza delle attività illecite del gruppo di Eraclea. Ma la difesa ha giocato l'asso nella manica: le lettere dal carcere prima della separazione (ancora in corso, in verità).

Il legale ha provato prima a produrle riuscendo a strappare al giudice la possibilità di poter fare domande su quei manoscritti. Nelle missive Arena si scusa con la consorte per averla trascinata in quella situazione e che lei non c'entrava nulla. Una discrepanza rispetto a quanto riferito ai giudici la prossima udienza. Giudici che devono ancora sciogliere la riserva sia sulle trascrizioni delle intercettazioni, su cui è stata chiesta una "traduzione", sia sulla questione dei pentiti (imputati di reato connesso che stanno procedendo in abbreviato) sentiti dal pm in separata sede ma citati anche come testi della difesa. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Brollo, Antonio Forza, Stefania Pattarello e Gentilini. 

Il processo vede alla sbarra una quarantina di imputati tra cui Luciano Donadio, considerato il boss di Eraclea, Raffaele ed Antonio Buonanno di San Cipriano d'Aversa ed Antonio Pacifico, di Casal di Principe. Secondo quanto emerso dalle indagini il gruppo, guidato da  Donadio e Raffaele Buonanno, si era insediato nel Veneto dagli anni '90 andando a rilevare le attività che erano sotto l'egemonia della Mala del Brenta.

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