Casalesi in Veneto, il figlio del boss: "Sono Donadio, ti sparo in bocca"

La bomba fuori all'agenzia immobiliare: "Ordigno potente, danni ingenti". Prostitute assunte nelle ditte di pulizia

Il processo nell'aula bunker di Venezia

"Sono Donadio, ti sparo in bocca". Così il figlio di Luciano Donadio, il boss di Eraclea, in Veneto, dove i Casalesi avevano allungato i loro tentacoli, si rivolse ad un ragazzo con cui aveva avuto una lite in strada.

Un episodio finito al centro del processo a carico di Donadio e dei suoi sodali. Nel corso del dibattimento, celebrato in aula bunker al tribunale di Venezia, i protagonisti di quella vicenda, avvenuta nel 2011, l'hanno raccontata ai giudici. Ad accendere la miccia sarebbe stato l'apprezzamento di uno dei ragazzi alla fidanzata del giovane che avrebbe reagito: "Ci vediamo dopo", disse. E così fu ma ad attenderlo erano in tre, tra cui il figlio del boss. Il ragazzo venne preso a pugni e minacciato: "sono Donadio, ti sparo in bocca", gli avrebbe riferito il rampollo. Botte e minacce che avrebbero provocato la reazione della madre della vittima che denunciò tutto ai carabinieri. Pochi giorni dopo fu lo stesso boss Donadio a chiederle personalmente scusa. "Ho accettato le scuse ma non ho ritirato la denuncia. Qui non siamo nel far west", ha spiegato la donna ai giudici.

Eppure, se da parte delle vittime non c'era la percezione di avere a che fare con un mafioso, il gruppo guidato da Donadio era abituato a parlare con i fatti. Come nel caso degli spari contro un furgone dell'Euro Costruzioni di Morabito, anche lui indagato. Un socio dell'impresa, sentito in aula, venne a conoscenza dell'episodio confermando però di non avere ricevuto minacce. "Con Euro Costruzioni ho collaborato poco", ha poi aggiunto. Avrebbe lasciato la società poco tempo dopo.

Ed ancora. La bomba all'agenzia immobiliare Universo di Eraclea Mare. I carabinieri, sentiti in aula, hanno parlato di un ordigno estremamente potente che ha provocato danni ingenti. Ma il titolare dell'agenzia aveva parlato di uno screzio con Donadio: "Con i terroni non faccio affari, sono inaffidabili", avrebbe detto in un bar. In aula, però, ha detto di non aver ricevuto intimidazioni. Insomma, nessuno veniva minacciato ma poi venivano esplosi colpi di pistola o, peggio, scoppiavano le bombe. 

Nel corso dell'udienza, inoltre, si è anche parlato del giro di prostituzione gestito sempre da persone vicine a Donadio. Le ragazze venivano formalmente assunte da una ditta di pulizie ma poi battevano il marciapiede. I pm Terzo e Baccaglini hanno anche inviato gli atti in Procura per tre testimoni, ritenuti reticenti. Si torna in aula a metà settimana per proseguire con l'escussione dei testimoni. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Brollo, Stellato, Antonio Forza, Stefania Pattarello e Gentilini. 

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