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Cronaca Casal di Principe

Casalesi in Veneto, soldi dell'usura "ripuliti" grazie al banchiere amico del boss

Focus sui rapporti tra Donadio e Denis Poles nel corso del processo alla cellula del clan

Un vero e proprio focus sulla figura di Denis Poles, il banchiere amico del boss Luciano Donadio, ritenuto dalla Dda il capo della cellula del clan dei Casalesi operativa in Veneto. E' quello che è stato aperto nel corso dell'ultima udienza, celebrata all'aula bunker di Venezia, in cui sono stati ascoltati diversi colleghi di Poles, direttore sia della filiale di Jesolo sia di quella di Musile del Piave della banca Antonveneta, poi assorbita dal Monte dei Paschi di Siena.

Gli inquirenti vogliono vederci chiaro sui rapporti tra Poles e Donadio e la sua galassia. Secondo la Dda Poles era consapevole che Donadio e Sgnaolin non avessero alcuna titolarità legale dei rapporti finanziari che intrattenevano presso il suo istito di credito, essendo amministratori occulti delle società i cui conti seguivano Poles nelle banche in cui questi era direttore.

Non solo. Grazie al gancio in banca, il gruppo Donadio riusciva ad ottenere lo sconto di Foi (funzioni operative importanti) su linee di credito concesse alle società controllate. In questo modo, il gruppo da un lato si garantiva risorse finanziarie immediatamente disponibili dall'altro ripuliva i soldi dell'usura che apparivano come il pagamento di prestazione di servizi mai avvenute. A ciò si aggiunga il contributo fornito dal banchiere per la concessione di mutui in modo considerato dagli inquirenti fraudolento.

Circostanze che sono state trattate nel corso dell'ultima udienza celebrata dinanzi al giudice Manduzio dove, però, i colleghi di Poles non hanno saputo confermare di quei rapporti finanziari finiti nel mirino della Dda. Si torna in aula settimana prossima. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Brollo, Stellato, Antonio Forza, Stefania Pattarello e Gentilini.

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