Così i Casalesi hanno conquistato il mondo del ‘gioco legale’

Grazie ad una legislazione favorevole e all’ampliamento dell’offerta a diverse tipologie di giochi, si è assistito al proliferare di esercizi commerciali con slot machine e videolottery che ha permesso al clan di riciclare soldi ed aumentare i guadagni

Michele Zagaria, capoclan dei Casalesi

Un business che poteva raggiungere i 100mila euro al mese, col quale riciclare i soldi provento delle estorsioni e, soprattutto, far lievitare i guadagni del clan. E’ quello del ‘gioco legale’ nel quali si sono tuffate diverse organizzazioni criminali e che ha visto il clan dei Casalesi essere in prima linea nello sfruttare l’occasione di guadagno. E’ la fotografia scattata dalla Direzione investigativa antimafia che, nell’ultima relazione, sottolinea come questo sviluppo economico-criminale sia stato possibile “grazie ad una legislazione favorevole ed all’ampliamento dell’offerta a diverse tipologie di giochi, si è assistito al proliferare di esercizi commerciali (bar, tabaccherie, sale giochi) con installati slot machine e videolottery. Alcuni di questi locali, ubicati non solo in Campania ma anche in altre regioni, prima fra tutte il Lazio, sono risultati intestati a prestanome dei clan”. 

Server in paesi ‘offshore’ con fiscalità privilegiata

Nell’economia delle organizzazioni criminali campane, la loro acquisizione e la conseguente gestione attraverso fiduciari, oltre a costituire una forma indiretta di controllo del territorio, si è rivelata funzionale al riciclaggio di denaro provento di estorsioni, usura e traffico di droga. Riciclaggio realizzato anche attraverso l’incasso delle vincite dei biglietti di lotterie nazionali, con la complicità dei titolari delle rivendite. “La camorra - scrivono gli investigatori - ha poi dimostrato di sapersi adattare alle nuove tecnologie per la gestione dei giochi on line, affiancando alla conduzione di sale e punti di raccolta legali, con finalità illecite, un’offerta illegale di scommesse e di concorsi pronostici attraverso l’utilizzo di siti internet fuori legge, gestiti da server ubicati in Paesi offshore o a fiscalità privilegiata, comunque fuori dal controllo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Entrambi i sistemi si sono rivelati altamente remunerativi, sia a fini di riciclaggio, sia quale fonte di ulteriori guadagni, come quelli che derivano dalla concessione di prestiti a tassi usurari a giocatori affetti da ludopatia”. 

Esperti e professionisti al servizio della camorra

Tutto questo è avvenuto con la complicità di professionisti e di esperti di informatica in grado di manomettere le reti, interrompendo il flusso dei dati provenienti dalle slot machine o alterando i sistemi telematici destinati a monitorare l’ammontare delle giocate, in modo da generare incassi in nero ed evasione fiscale. Per infiltrare il mercato, i clan hanno utilizzato holding intestate a prestanome attraverso le quali inserirsi nelle concessionarie, gestire sale da gioco e punti scommesse o operare nel campo della distribuzione di macchinette. Il gip dell’operazione ‘Golden Goal’ scriveva che tali attività generano un volume di affari “assolutamente impressionante” tanto da “...apparire questa fonte di guadagno per le organizzazioni criminose rilevante alla stessa stregua di quella derivante dal traffico di stupefacenti...”. Le indagini hanno altresì accertato l’interesse delle organizzazioni criminali a investire nell’acquisto di quote di società calcistiche, intestate a prestanome, non solo per orientare risultati e scommesse ma anche per acquisire consensi sul territorio. “Sebbene non manchino evidenze investigative circa l’interesse nel settore in parola da parte di clan salernitani e dei sodalizi napoletani - si legge nella relazione Dia - tra i gruppi maggiormente coinvolti figura il cartello casertano dei Casalesi. Questi gestiva, attraverso affiliati particolarmente esperti nel settore, in modo diretto e in contesti sempre più estesi, anche di livello internazionale, il gioco e le scommesse on line, spesso in sinergia con altre organizzazioni mafiose, attraverso sofisticate piattaforme informatiche”. 

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Gli interessi delle famiglie Zagaria e Schiavone

Nelle numerose indagini che hanno riguardato i Casalesi sono ricorrenti alcuni aspetti, quali il carattere transnazionale degli illeciti (molte piattaforme per la raccolta illegale di scommesse sono localizzate all’estero), le saldature tra organizzazioni criminali di diversa provenienza territoriale e la capacità dei gruppi coinvolti di replicare nelle altre regioni il modus operandi utilizzato in Campania. Un business importante gestito direttamente dalle famiglie Zagaria e Schiavone, come hanno dimostrato, tra le altre, le indagini ‘Zenit’ e ‘Rischiatutto’. In alcuni casi si riusciva anche a manipolare la visualizzazione di alcuni eventi sportivi, sulle piattaforme informatiche illegali, per orientare in modo fraudolento le vincite, ai danni di ignari scommettitori. 

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