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Luigi Guida

Luigi Guida

Il business dei Casalesi nell'area Pip, troppi "non ricordo" del super pentito

Dalle dichiarazioni di Guida era partita l'inchiesta sulle infiltrazioni del clan attraverso la ditta dei Cesaro

Dalle sue dichiarazioni, unitamente a quelle di Gaetano Vassallo, era partita l'inchiesta sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi nell'area Pip di Lusciano. Ma chi si aspettava la conferma di quelle accuse da parte di Luigi Guida, alias 'o Drink, è rimasto fortemente deluso.

Dinanzi ai giudici del tribunale di Napoli Nord si è assistito ad un esame molto lacunoso da parte del super collaboratore che nel 2009 parlò dell'affaire Pip e dei rapporti con Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli del parlamentare Luigi Cesaro. Troppi i non ricordo pronunciati da parte di un Guida visibilmente provato.

Era stato proprio Guida, reggente del clan Bidognetti divenuto collaboratore di giustizia, a raccontare di un summit con i Cesaro e con alcuni esponenti dell'amministrazione comunale di Lusciano per "decidere quale fosse il loro compenso in relazione all'affidamento dell'appalto per il Pip che noi intendevamo far attribuire alla ditta Cesaro". Fatti di cui, però, a 11 anni di distanza il collaboratore non ha saputo riferire in aula.

Il processo - che vede imputati con i Cesaro anche l'ex sindaco di Lusciano Isidoro Verolla, Nicola Ferraro, Francesco Pezzella, Vincenzo Salernitano, Nicola Mottola, Francesco Pirozzi ed Immacolata Verde - riprenderà a inizio febbraio. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Mario Griffo, Giuseppe Stellato, Paolo Caterino e Giovanni Cantelli.

Secondo l'accusa, a Lusciano era prevista una spartizione degli utili e dei capannoni, che si dovevano realizzare attraverso la ditta di Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti presso il Comune. I fratelli Cesaro devono rispondere dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e per aver "pilotato" la gara d’appalto per la costruzione di alcune strutture nell’ex zona Pip a Lusciano. Per tutti gli imputati è già decaduta l’accusa di concorrenza illecita e turbativa d’asta per l’appalto della costruzione di piscine termali.

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