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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Cronaca Castel Volturno

CAMORRA Accuse a pm antimafia, imprenditore torna 'pentito' grazie al tribunale

Il Ministero gli aveva revocato lo status, ma ha continuato a testimoniare contro il clan

Gli era stato revocato lo status di collaboratore di giustizia dopo alcune email inviate contro un magistrato della Dda reo, a suo dire, di aver “portato via i patrimoni costruiti con onesti sacrifici di cinque generazioni”. Ma la battaglia del collaboratore di giustizia non si è fermata, al punto da presentare ricorso al tribunale amministrativo e vincerlo. 

La vicenda vede protagonista un imprenditore casertano che nel 2011, dopo essere stato coinvolto in un’inchiesta sul clan dei Casalesi, aveva deciso di iniziare a collaborare con la giustizia. La Direzione nazionale antimafia lo definisce “un importante esponete del clan di cui ha saputo tratteggiare le complesse vicende criminali, sia con riferimento a numerosi episodi omicidiari, che per ciò che concerne i rapporti di collusione con esponenti politici e con imprenditori”. Tutto bene, dunque, fin quando, però, non iniziano le email con le quali contesta le azioni della Procura antimafia contro i suoi familiari, ai quai vengono sequestrati e poi confiscati ben per milioni di euro. “Soldi costruiti col sudore” ripete l’imprenditore. Un’ipotesi che trova conferma anche nella decisione della Cassazione che ha anche annullato il procedimento di confisca.

Sulla base di questi atti la sezione Prima Ter del Tar Lazio (presidente Germana Panzironi) ha accolto il ricorso contro la revoca dello status di collaboratore, anche perché lo stesso ha continuato a testimoniare nei processi contro il clan. “Ciò - scrivono i giudici - rende la revoca del programma di protezione viziata sotto il profilo della mancata valutazione del pericolo a cui sarebbero ancora esposti il collaboratore di giustizia ed i propri familiari, in considerazione del fatto che i procedimenti penali nei quali ha continuato a rendere le dichiarazioni sono tutt’ora pendenti e della contraddittorietà della motivazione che, nel far discendere dalle condotte la sicura inattendibilità anche delle pregresse dichiarazioni rese, non tiene in alcuna considerazione l’attività di collaborazione richiesta persino successivamente alla disposta revoca”.

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