Iovine e Schiavone parlano: ai Casalesi 50 milioni appalti pubblici

I collaboratori di giustizia 'svelano' gli accordi tra politici, funzionari e imprenditori per gare d'appalto dal 2005 al 2015. Un'indagine di 3 anni che ha portato all'arresto di Pezzella e Iorio

Nicola Schiavione, figlio di Sandokan

L'indagine, che ha portato all'arresto degli imprenditori vicini al clan dei Casalesi, Raffaele Pezzella e Tullio Iorio, è durata 3 anni (da agosto 2015 a settembre 2018) ma gli 'episodi criminosi' si sono consumati in un arco temporale di 10 anni, dal 2005 fino proprio al 2015, quando scattò l'operazione 'Medea' che il 14 luglio portò all’arresto di diverse persone, tra imprenditori e politici, e che ha portato alla condanna in Appello per l'imprenditore di Casapesenna Pino Fontana, l'ex senatore dell'Udeur Tommaso Barbato, il carabiniere Alessandro Cervizzi di Caserta e Carmine Lauritano di Marcianise. 

A 'parlare' sono i collaboratori di giustizia, tra i principali ci sono Antonio Iovine, Nicola Schiavone, figlio di 'Sandokan' e Nicola Panaro, che hanno dato un quadro chiaro di quello che accadeva soprattutto con gli appalti pubblici della provincia di Caserta. Un business di almeno 50 milioni di euro che è durato per oltre 10 anni e che vedeva il clan dei Casalesi mettere gli 'artigli' su un numero ingente di bandi per la manutenzione delle strade, per lavori alle scuole ma anche per la regimazione dei Regi Lagni. Insomma il clan, grazie ad imprenditori compiacenti, tra i quali il 55enne Raffaele Pezzella e Tullio Iorio, 46 anni, arrestati dai carabinieri del Ros perché indagati per concorso esterno in associazione mafiosa, provava a mettere le mani su tutti i bandi della Provincia, grazia - ovviamente - a politici e funzionari collusi. 

Coinvolti anche funzionari pubblici e dipendenti della Provincia che però non risultano formalmente indagati. Sono stati ascoltati anche nelle scorse settimane dando un proprio contributo alle indagini che stamattina hanno portato i militari dell'Arma a dare esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia.

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Il 'sistema Medea' prevedeva, secondo quanto riferito dai pentiti, la partecipazione di imprenditori 'amici' a gare di appalto per la realizzazione e la manutenzione di opere commissionate dalla amministrazione Provinciale di Caserta. Ovviamente era già tutto deciso perché già c'era stato un accordo tra funzionari, politici e criminalità sulla 'spartizione' dei guadagni. In particolar modo si fa riferimento alle famiglie Schiavone e Russo di Casal di Principe e all'organizzazione casalese con Iovine, Zagaria e Bidognetti. Una volta aggiudicatisi i lavori gli imprenditori consegnavano il 10% dell'importo di assegnazione dell'appalto alla camorra che garantiva loro così la regolare e tranquilla esecuzione delle attività lavorative.

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